Oggi siamo al 12 di gennaio. Non so se è una questione personale, se cioè rifletto la mia condizione personale sull’esterno e quindi interpreto quello che accade intorno a me in modo parziale e partitico, ma questo inizio d’anno non mi piace affatto. “Non mi piace”: forse è un’affermazione soft, alla fin fine troppo delicata. Potrei scrivere che questo inizio d’anno mi fa schifo: questo è più calzante. Ci sono le solite violenze ai danni di gay, ragazzi che da nord a sud vengono picchiati solo perché a qualcuno la loro omosessualità non sta bene e allora giù botte. Poi c’è l’affair Fiat, con il voto di fine settimana per gli operai che vedono il loro futuro legato a un filo di speranza; un voto che non potrà essere dato con serenità e con onestà perchè soggiace a una forma di ricatto da parte dell’AD di FIat, Marchionne, “O prevalgono i sì oppure Fiat investirà fuori dall’Italia”. C’è il silenzio della politica sulla questione Fiat e non solo: Berlusconi e il suo governo latitano in attesa della decisione della Consulta sul “legittimo impedimento”, i partiti di opposizione o si trastullano nella costruzione di un terzo polo (di cui nessuno, tranne loro, avverte la necessità) oppure borbottano sfuggendo i temi che interessano alla gente che li ha votati e li mantiene quindi nel loro limbo di privilegi. Poi, tanto per alleggerire, in questo inizio d’anno ci sono i terremotati dell’Aquila dimenticati oltre che presi in giro, ci sono i disoccupati che non si segnano neppure più nelle liste, i giovani che si perdono perchè non hanno una speranza di futuro e i vecchi pensionati che rubano nei supermercati il necessario per non morire di fame o darsi all’accattonaggio. Intanto i residui dell’uso della cocaina continuano a scorrere nei nostri fiumi. Farsi un po’ di coca, per chi può permetterselo, diventa una soluzione per sopravvivere.Le librerie vere chiudono, le vere case editrici smettono di stampare, le radio libere non possiedono più frequenze. Un po’ -tra censure e perdite di dati- ancora ci è permesso di usare Internet, ma anche quello facendo attenzione a non suscitare vespai: il caso wikileaks/Assange è ben presente a tutti noi…

E poi se si spinge lo sguardo appena un po’ più in là che dire di questo inizio d’anno ad Haiti, dove il colera sta finendo il lavoro iniziato dal terremoto? Che dire delle catastrofi meteo in Australia? E della ribellione in Tunisia?
Un anno iniziato proprio male, credo. Questo 2011, forse, ci sta solo preparando alle catastrofi che qualcuno ha annunciato per il 21 dicembre 2012, ma quella catastrofe conclusiva forse a più d’uno sembrerà una liberazione.
F.P.M.
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