2.735 sì e 2.325 no  e 59 nulli/bianchi.
Dobbiamo impararli a memoria questi numeri – che fanno un totale di 5.119 – e non lasciare che certa politica e certe ideologie ci facciano perdere il senso di ciò che in realtà sono e rappresentano. Bisogna essere determinati per andare aldilà dell’ipocrisia e del political correct. Ma dobbiamo farlo.
Davanti a noi ci sono 5.119 persone, storie individuali, secondo certi punti di vista simili, ma secondo altri uniche e irrepetibili. Storie di uomini e donne che lavorano in Fiat e che nel gennaio di quest’anno sono stati chiamati ad esprimere la loro volontà su un’ipotesi di contratto firmata da alcuni sindacati ma rifiutata da altri. Un referendum nel quale l’esito – per reiterate dichiarazioni dell’AD di Fiat, Marchionne – avrebbe determinato il futuro investimento da parte della proprietà nella fabbrica di Mirafiori. Se avessero prevalso i Sì all’ipotesi di accordo la Fiat, avrebbe iniziato a investire, mentre se avessero prevalso i No, non ci sarebbe stato alcun investimento nella fabbrica torinese.
Hanno prevalso, con uno scarto risibile, i Sì.
Per iniziare vorrei soffermarmi sulle 59 schede che lo scrutinio ha dichiarato bianche o nulle. Sarebbe comunque interessante vedere queste schede, per capire se contengono insulti, opinioni o se testimoniano semplicemente un’incapacità a schierarsi. 59 persone, all’interno della fabbrica Fiat, non sono riuscite ad esprimere la loro volontà per il futuro o hanno scritto altro? Hanno inciso su quelle schede la loro disperazione, la loro impotenza a decidere tra diritti e necessità?
Forse non lo sapremo mai.
         Ma veniamo agli altri, a quelle 5060 persone che nelle ultime settimane – nonostante i festeggiamenti per il Natale, nonostante l’alluvione in Australia, nonostante il colera ad Haiti e le rivolte in Tunisia, nonostante le vacanze ai Caraibi di certi politici italiani e alle Seychelles di altri, nonostante le nuove puntate della telenovela del Bunga-Bunga – sono stati al centro della nostra attenzione e di quanti hanno a cuore il significato della presenza umana su questo pianeta.
         Difatti, a mio avviso, i lavoratori di Fiat Mirafiori sono stati investiti di una responsabilità molto grande che va aldilà di una semplice contrattazione sindacale, di ideologie politiche. I lavoratori chiamati a esprimere la loro volontà sull’ipotesi di contratto con la Fiat, hanno caricato sulle loro spalle un significato molto più ampio che coinvolge il senso stesso della nostra vita di esseri umani. Basta citare qualche termine: lavoro, cassa integrazione, diritti, globalizzazione, Stato, dovere, Consumismo, uguaglianza, Capitalismo, Borsa, Stock options, fame nel mondo, G8 e G20, diverso, petrolio, Cina, fondamentalismo… E altri termini potrebbero integrare questa veloce carrellata, molti altri.
         Stanotte sono andata a dormire quando lo spoglio dei risultati vedeva la prevalenza dei No. Mi sono svegliata e il risultato del referendum era stato per il Sì all’ipotesi di accordo.
E questo – insieme ai numeri del risultato – dimostra quanto siamo di fronte a un falso risultato. I lavoratori di Fiat in realtà non hanno deciso. Non potevano decidere.
I più fragili economicamente – ma non lo erano forse tutti? – hanno ceduto al ricatto, temendo che Marchionne mettesse in pratica la sua minaccia (“Se vinceranno i No, la Fiat investirà all’estero”). Altri si sono fatti coraggio e guardando aldilà della minaccia hanno orientato il loro voto verso un ideale: non è possibile accettare che i diritti vengano calpestati, non si può tornare all’uomo asservito all’interesse di pochi sfruttatori.
E sono questi ultimi, coloro che hanno votato Sì, che in effetti hanno vinto, e noi con loro.
E avrebbero vinto anche se lo scarto fosse stato maggiore. Hanno vinto perché – nonostante il ricatto, nonostante il rischio di perdere il lavoro e quindi le loro vite – hanno guardato al futuro – loro, dei loro figli, dell’essere umano.
Adesso possiamo tirare un respiro di sollievo. Possiamo tornare a sperare e a cercare di cambiare – ancora una volta, tornando a rimboccarci le maniche da capo – questo mondo. Il risultato di Mirafiori ci fa capire – senza alcun dubbio – che metà delle persone che vivono, lavorano, consumano, camminano, piangono, ridono in questo Paese, condividono i nostri ideali, la nostra volontà di esseri umani impegnati nella crescita, verso lo sviluppo.
I pochi sfruttatori, quelle bieche eminenze grigie che da dietro il tendone tirano i fili delle nostre esistenze, non l’hanno ancora avuta vinta. Non siamo stati ancora lobotomizzati.
E’ questa – e vi prego di non dimenticarlo nei difficili giorni e mesi e forse anni che ci aspettano – la verità che risalta evidente dal voto di Mirafiori: l’essere umano non è ancora stato lobotomizzato. Ci hanno provato – e continuano e continueranno a provarci – istillandoci necessità e desideri superflui, spingendoci ad acquistare beni di cui possiamo fare a meno, offrendoci stili di vita alternativi, dove a prevalere sono l’apparenza e l’esteriorità, imponendoci hobby e svaghi, obiettivi culturali e passatempi effimeri.
I politici, italiani e stranieri, continueranno a lottare per difendere le loro posizioni di potere e di privilegi, alleandosi con i pochi sfruttatori, quegli uomini grigi che tirano i fili dell’economia… ma noi abbiamo coscienza di esistere e di avere una volontà e desideri diversi dai loro. Le poche superstiti ideologie che difendono il sociale, parte delle cosiddette ideologie di sinistra, dovranno attualizzare le proprie strategie, tornare all’inizio, avere il coraggio di ricominciare. Come se il tempo nel quale viviamo avesse perso una parte di sé, una parte importante della sua costituzione, la storia passata. Ma Come se non significa che quelle lotte, la rivendicazione dei diritti non siano mai esistiti. Noi non siamo stati lobotomizzati, no. Noi conosciamo, ricordiamo, noi sappiamo qual è la direzione nella quale vogliamo andare. Noi potremo soffrire, ma sarà dolore vero, non una fiction non lacrime effimere. Dolore nostro, di esseri umani che lottano, sperano e si consumano per un ideale, per ottenere il riconoscimento di un loro diritto.
E non bisogna perciò lasciar cadere l’attenzione, spegnere i riflettori, né su Mirafiori né su ogni altra fabbrica, università, centro culturale e sociale che porti avanti il nostro ideale di uguaglianza e giustizia.
Noi non siamo stati lobotomizzati e il voto di Mirafiori lo dimostra, da lunedì si ricomincia e noi dobbiamo restare vigili e uniti, esigere aggiornamenti e notizie, pretendere di conoscere ogni passo successivo di questa, come di altre vertenze.
Ricominciare… a lottare.
Qualcuno ha cercato di fare tabula rasa su un secolo di lotte e di conquiste?
E noi ricominciamo… Noi siamo qui, non siamo stati lobotomizzati e siamo pronti a ricominciare.
Flaminia P. Mancinelli 
(15/01/2011)
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