Il disagio di cui vado a dettagliare mi affligge ormai da mesi, e in misura sempre più crescente.
Per condizioni e scelte di vita – e altre vicende che chi mi conosce sa e per gli altri qui sarebbe un’inutile digressione raccontare – ho sempre interpretato il mio impegno politico con la scrittura e con il volontariato, sino a quando, l’anno passato, ho partecipato all’organizzazione del Roma Pride 2010.

Con tutta onestà devo dire di aver cercato, anche in quei mesi difficili, una posizione per così dire equidistante da schieramenti che si facevano viavia sempre più alternativi. Mentre osservavo e misuravo l’assoluta mancanza di unità e di volontà di collaborazione per il Roma Pride 2010, mi risultava sempre più palese il livello di “lotta fratricida” all’interno del Movimento omosessuale italiano e, parimenti, l’indifferenza di quanti, esterni alle Associazioni LGBTQI, osservavano questa situazione.
Non è mancato chi, pur di far valere le proprie ragioni, è arrivato dall’insulto all’uso della violenza fisica. Una cronaca detestabile, che ora qui, preferisco non approfondire.
L’esito del Roma Pride 2010 (comunque partecipato) e la calura estiva hanno per qualche settimana allentato la tensione, che si è però riproposta – identica nei modi e nei toni – non appena finite le vacanze si è tornati alla vita consueta. Il traguardo previsto per quest’anno – lo svolgimento dell’Europride a Roma a giugno 2011 – ha anzi rinvigorito il caos interno al Movimento e inasprito gli attacchi.
Basta scorrere la home dei siti istituzionali delle principali Associazioni LGBTQI, i Blog e le bacheche su Facebook per conoscere i turpi dettagli dello scontro.
Il Movimento LGBTQI risulta così una perfetta fotocopia delle nostre Camere istituzionali, dove assistiamo ogni giorno a dibattiti e discussioni che poca o nessuna utilità rivestono per le necessità del Paese Italia.
In questa mia brevissima nota ho scelto di non fare nomi né di citare alcuna Associazione, dato che risulta evidente come nel caos siano ormai invischiati “tutti”.
Allora si capisce perché il “popolo LGBTQI” che non appartiene alle Associazioni sempre più si allontana da esse, così come i comuni cittadini disertano i partiti politici.
I problemi reali, quelli che riguardano i cittadini – sia etero che LGBTQI, sono lasciati da parte, ignorati.
Se poi ci sforziamo di ampliare il nostro sguardo e guardiamo aldilà dei confini italiani, non possiamo non accorgerci che il disagio è ormai diffuso e in alcuni Stati (nord Africa e Albania, ad esempio) sta assumendo il carattere di una protesta rivoltosa.
Guardando i telegiornali, scorrendo i quotidiani italiani, siamo invece rigettati in una rassegna miope, concentrata sulle disgrazie giudiziarie del premier Berlusconi, sulle pastette per le primarie del PD, sulle proprietà di una casa a Montecarlo.
La gente è stanca, le persone hanno problemi economici e di sopravvivenza, sono senza lavoro, senza giustizia amministrativa, istituzionale: ma questo serve solo per gli intervistatori più audaci che usano di questa stanchezza per avallare teoremi politici e attacchi mirati.
Le persone LGBTQI vedono ogni giorno ignorati – quando non anche calpestati – i propri diritti, ma le Associazioni invece di intensificare la lotta all’AIDS, la prevenzione, le battaglie per il riconoscimento delle coppie omosessuali, quella per le persone transessuali… Si dilaniano, si scontrano, si insultano… Si perdono.
Siamo stanchi, come cittadini e come omosessuali, veramente molto stanchi e le possibilità che abbiamo ormai sono ridotte solo a un paio.
Mi ricordo, da bambina, di aver pianto per il gesto del ragazzo cecoslovacco Jan Palach che l’indomani dell’occupazione sovietica del proprio Paese decise di manifestare la propria disperazione dandosi fuoco.
Per noi oggi a questa scelta se ne offre in alternativa soltanto un’altra: rivoltarci.
Immolare se stessi o l’altro.
E Istituzioni politiche e Associazioni LGBTQI si preparino.
Al popolo che ha fame non si può rispondere “donnez des brioches!” mimando la regina di Francia.
Alle persone LGBTQI che chiedono Uguali diritti non si può rispondere la Chiesa non vuole, il sentire della gente comune ne sarebbe violato.
Noi – come cittadini e persone LGBTQI – siamo stati violati, illusi, raggirati e strumentalizzati per anni.
Ora siamo davvero stanchi, molto stanchi.
Flaminia P. Mancinelli
 
P.S.
Cito in calce la nota di un ragazzo che stimo – Matteo Proromo – persona equilibrata e cauta, un intervento che dimostra senza possibilità di equivoci il livello cui siamo giunti.
Nota di Matteo Proromo del 28 gennaio 2011 (pubblicata su Facebook)
Rossana Praitano, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, un anno fa, quando rischiava di dover cedere il “trono” ad Andrea Maccarrone: “Lasciare la presidenza così repentinamente [sono 7 anni che è al potere, n.d.r.] mi sembra traumatico per il Circolo.”
Rossana Praitano un anno dopo e col Circolo ormai in bancarotta anche a causa della sua fallimentare dirigenza: “DOPO L’EUROPRIDE, sarà ben arrivato il momento che la dirigenza al Circolo cambi.”
Traetene voi le conclusioni. Io quando ho semplicemente ripetuto le due frasi citandole testualmente all’assemblea di ieri sera mi sono visto rispondere con una battutina infastidita da monarca contestato (“Sono queste considerazioni che mi convincono ad andarmene via anche prima”).
Durante l’assemblea, la Praitano è stata contestata, tra le altre cose, per aver fatto calare “dall’alto” la decisione di non partecipare al Roma Pride 2010, di aver trasferito gli stipendiati del Mieli nell’associazione L’Altra Sponda e di aver avviato il negozio “Souvenir”. So anche che con la stessa modalità ha scelto i componenti del Comitato Europride 2011 (al 95% elementi del Mieli, tra cui Andrea Mele, solo formalmente non vicepresidente).
Lei ed i suoi pretoriani hanno più volte ribadito, durante l’assemblea, il fastidio per quello che sarebbe dovuto essere un confronto democratico di cui andare fieri, al contrario visto come “noioso” e una “rottura di coglioni”.
Dopo averci rimbambito con operazioni matematiche, gergo tecnico e percentuali degne del miglior Berlusconi e aver addirittura fatto suo lo slogan “A me non converrebbe andare avanti, ci perdo in salute, ma sono scesa in campo per voi”, la Praitano rischiava di far finire tutto a tarallucci e vino con la claque che di tanto in tanto tentava di distrarre gli oppositori (la quasi totalità della sessantina di persone presenti) con battutine del tipo “Amore, come vado A FONDO io in certe cose…” e cose così. E Rossana ne sarebbe uscita tutto sommato pulita se non avesse fatto una figura colossale nel rispondere alla mia domanda “Come mai il Mieli è sparito dalle scene nazionali, risulta latitante a tutte le occasioni politiche comuni al resto del movimento e non propone azioni per farsi conoscere, risultando in sostanza una vecchia, stanca e polverosa fortezza impenetrabile?” Rossana Praitano: “Avevamo da fa’.” Applauso della claque.
Vorrei concludere questa nota con una buona notizia: Andrea Tornese e Riccardo Camilleri, i due “queer” radical chic che prendono per il culo gli altri quando tentano di fare riflessioni poltiche perché loro le trovano “out” e preferiscono scrivere articoli in cui elogiano le proprie performance sessuali, che non si sono mai distinti per loro iniziative degne di nota quanto piuttosto per seguire le mode altrui e in generale iconoclasti fino al midollo che hanno sempre dato contro le associazioni “grandi” e i loro leader e che l’anno scorso hanno preso parte al Comitato Roma Pride e ai lavori per il Pride tanto contestato dal Mieli, sono stati scelti proprio dal Mieli come coordinatori dei volontari dell’Europride 2011.
A quanto pare, i due “alternativi” sono diventati culo e camicia coi “poteri egemoni”. E mai modo di dire fu più azzeccato.
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