Il coraggio non è una cosa che la si ha – come gli occhi azzurri o castani, e punto e basta. Questo sentimento dell’essere umano è qualcosa che va aiutato a nascere, alimentato, aiutato giorno per giorno. Non si nasce coraggiosi, con fatica e dolore noi possiamo solo cercare di diventare coraggiosi in un mondo e in un tempo che, al contrario, invitano alla fuga, all’egoismo individuale, al mors tua vita mea.
Noi oggi siamo tutti nella stessa condizione, posti tutti allo stesso nastro di partenza. Possiamo lavarcene le mani e sopravvivere dormendo sogni di cocaina o di acidi, oppure cominciare.
E cominciare ad avere coraggio oggi significa indossare la pelle di un nero d’America ma anche di un nero d’Africa, di quegli Stati dimenticati che si chiamano Congo o Costa d’Avorio, se preferite. Ma è solo l’inizio. Le cose da fare, e le pelli da indossare sono moltissime, forse non finiscono mai. Sono la pelle di una donna cinese che manifesta in piazza e della sua conoscente transessuale brasiliana, arrivata a Pechino da qualche mese e poi sbattuta nel buio di un carcere statale. La pelle cambia, così come il coraggio che dobbiamo crescere in noi. E la pelle diventa quella di un ragazzo di Gaza che ama una ragazzina israeliana di Tel Aviv, quella loro pelle devo prendere sulla mia per imparare il coraggio di guardare i miei fratelli morire senza alimentare l’odio e la vendetta, per capire che è qualcosa al di sopra di noi a uccidere, a scatenare la violenza.
E poi ci sono i giovani tunisini che salgono sui loro barconi e che noi rigettiamo indietro mettendo per scusa il loro desiderio di andare in Francia. E quando saranno – come già sono – ragazzi somali e eritrei, ragazzi che fuggono dall’Etiopia, che scusa useremo? Eppure la loro pelle è come la nostra, la salsedine e il vento la bruciano, e se ferita perde sangue. Un sangue rosso come il nostro.
E sono arabi quelli di cui indossiamo la pelle, e credono in un Dio che noi non abbiamo, perché noi siamo senza Dio, perché noi non crediamo possa esserci un Dio creatore di questo inferno, chiamato Terra. Ma lo stesso cerchiamo il coraggio per rispettare la loro fede. Così questi uomini arabi che sottomettono le donne sono così lontani da noi, ma tanto lontani. Come lontani lo sono gli amish o i valdesi, tutti quelli che credono in un Dio e demandano a Lui la giustizia e la remissione dei loro peccati. Noi no. Ma se noi dobbiamo imparare il coraggio allora dobbiamo guardare da vicino questi credenti, che alle volte diventano fondamentalisti, e capire che occorre avvicinarsi anche a loro per vivere qui, adesso.
E c’è la pelle delle donne violentate in Serbia, in Afghanistan e in Eritrea, quelle sulla cui pelle hanno celebrato il rito dell’infibulazione, con sottomissione le madri per le figlie. Ed è sempre più difficile trovare il coraggio, davvero difficile.
E poi c’è la pelle degli omosessuali, di quelle donne e di quegli uomini che sono diversi per il loro sentimento di amore. Loro sventolano quello loro allegre bandiere rainbow e sorridono nei loro cortei colorati, facendo finta di aver scordato le botte e gli insulti che la società ha gettato loro contro, da sempre. Anche loro cercano di avere coraggio per dire alla loro madre l’oggetto del loro amore, e vincere la paura, la vergogna che si fa senso di colpa. Imparare ad avere il coraggio di amare, è questa la loro sfida, sventolare il loro sentimento e non scappare…
E tutto questo ogni giorno è una valanga che ti frana addosso, con violenza inusitata ti piomba addosso a soffocarti. Per piegarti, per cancellare di te ogni traccia umana, per fare di te un codardo, piegarti alle leggi di mercato, a quelle della guerra, alla rassegnazione, alla resa perché sembra che ogni gesto sia vano. E tu vuoi ancora trovare il coraggio? Pensi davvero di poterlo fare ancora?
E’ questo che ti martella in testa ogni giorno che comincia, mentre nelle ore che si snocciolano si raccolgono gli eroi morti per un ideale e le vittime innocenti, quelle che neppure avevano l’età per morire. E guardi i Potenti della Terra riunirsi, arrivare con le loro grandi macchine nere, sorridere e farsi fotografare. Domani chi riceverà i bombardamenti, la pulizia etnica, la democrazia? Forse sono gli stessi cui hanno imposto le colonie, disegnato le misure entro cui doveva esistere il loro Stato, gli stessi che sono stati depredati di preziose materie prime, e che se protestano, se provano a ribellarsi…
Eppure, anche se sembra impossibile, ogni tanto qualcuno trova il coraggio. E poi alza la voce, racconta come stanno le cose a voce ben alta. Lo fa per un po’ – il coraggio rischia di essere infettivo, e dev’essere controllato con attenzione -, si fa conoscere, inizia a raccontare la sua storia, quello che i suoi occhi vedono. E poi diventa un eroe, il nome di un viale fuori mano, un paragrafo in un libro su uno scaffale polveroso. Non ricorderò il suo nome qui, ora, ognuno di voi ha in mente il suo. Ecco però che potremmo cominciare ad indossare la sua di pelle per imparare a trovare il coraggio di essere umani, solo esseri umani degni di questo nome.
Flaminia

Annunci