Stasera decine di idee mi camminano in testa, nate dall’ascolto dei pensieri di altri esseri umani, dalla’aver appreso altre storie di umanità varia che travalicano il mio mondo piccolo e personale, il mio essere una donna italiana omosessuale e di sinistra. Metto la politica in fondo perché è quello, da sempre secondo me, il suo posto: la politica dev’essere un esercizio di servizio.

               Decine quindi le priorità che sgomitano per avere attenzione priorità, ma non può esserci un elenco né un ordine di importanza, perché il tempo nel quale viviamo ha ingarbugliato così tanto la matassa dell’esistere che davanti a noi abbiamo un intreccio ci aghi cinesi, e muovendo uno tutti hanno un sussulto. Come puoi parlare delle decine di operaiitaliani in cassa integrazione, essere con loro partecipando al loro dramma con passione e sincerità e non accorgerti dei numeri di individui, soprattutto bambini, che continuano a morire nel cosiddetto Terzo mondo? E guardare il volto sfigurato di una transessuale, provare subito empatia per il ragazzo gay massacrato a calci e pugni e non accorgerti nello stesso identico istante di tutte quelle donne violentate, lapidate e brutalizzate in Paesi islamici? E la vergogna dei preti pedofili ti investe senza che tu abbia neppure la forza di provare pietà per quegli uomini che forse, in passato,  a loro volta hanno subito abusi in una catena dell’orrore infinito. E ci stanno persone che mentre scrivo si avvolgono in coperte di fortuna affrontando le prime brezze dell’autunno che arriva e non sanno se avranno la fortuna di resistere fino alla prossima primavera. Mentre sono qui a sacrificare ore al sonno, e giuro che non me ne importa, sto ancora cercando di elaborare il dolore per un’amica che ha cominciato a lottare contro la leucemia e non sa se la sua aspettativa è per 10 annidi vita, per 4 o addirittura solo per 2. E questa donna è stata un uomo, e questa donna ha sacrificato tutta se stessa, anche gli affetti più vicini pur di riuscire a riunire il suo sentire al suo corpo. E come se una campana a morto fosse il continuo sottofondo ai tasti del mio pc, nemmeno il dolore per questo destino tragico riesce ad avere una priorità, il diritto a una priorità. E più in alto provi a volare, più lontano spingi i tuoi occhi, più dolore e tragedie raccogli, insieme ai consueti scarti immorali che si chiamano politici corrotti, prelati blasfemi, giudici traviati, agenti collusi, e via così, scendendo giù, sempre più in basso nei ruoli che rivestono nella società, gli evasori, i mafiosi, i ladri e gli assassini, gli sfruttatori e i cravattari.

A chi affidare il nostro destino?
A uno Stato che non esiste?
A un’Europa che è solo sogno e ideale?
A delle Istituzioni fantasma?
A un Movimento Lgbtqi che non c’è?
A Lui o a Lei, a quel Dio padre che forse invece era una Dea, o non era affatto?

                 Per finire potrei parafrasare Woody Allen in una delle più riuscite battute: Dio è morto, Marx è morto, e neanch’io questa sera mi sento troppo bene.
Flaminia

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