Giorni fa scrivevo della difficile situazione politica nella quale galleggiano le persone LGBTQI, cercando di chiarire una volta di più che la loro “scelta sessuale” – amare una persona del loro stesso sesso, o voler cambiare sesso biologico nel caso di persone trans – non implica delle conseguenze specifiche, delle derivazioni obbligate. Non è che tutti i gay hanno gli occhi verdi e i capelli biondi, o che le lesbiche sono tutte nate a Milano. Per meglio chiarire si potrebbe fare un salto nella ferrea logica dei sillogismi dei filosofi greci…
se noi poniamo come prima affermazione: Tutte le persone LGBTQI sono uguali
e poi: Paolino è gay ed ha gli occhi verdi
e ne deduciamo che: Dunque tutti i gay hanno gli occhi verdi… otterremo un sillogismo (e cioè un giudizio) falso, e il nostro ragionamento non avrà alcun presupposto di veridicità. Così occorre fare ben attenzione a tutte le affermazioni che si fanno sulle persone LGBTQI, perché il fatto che esse fanno scelte sessuali differenti da quella etero, il fatto che loro sentono di appartenere ad un sesso differente da quello biologico (come nel caso delle persone trans) già non li rende affatto uguali, ma neppure un po’ simili.

Ciò che in realtà li accomuna è l’esigenza e quindi la richiesta di “uguali diritti” rispetto al resto della popolazione negli Stati in cui vivono. Bisogna considerare che se si prendessero a casaccio 100 persone LGBTQI, probabilmente, sarebbero ben poche le cose che li accomunano, eppure quando si parla di loro, quando si racconta una cronaca che li/le riguarda, quando li/le si giudica per comodo e cattiva coscienza si preferisce generalizzare, facendo di tante diverse persone un unico “fascio”. E le cattive abitudini, si sa, fanno presto a diffondersi…

Così capita sempre più spesso, in consessi sociali, che identificato il gay o la lesbica di turno, la prima domanda che si rivolga loro sia: «Ma come mai il movimento trans/omosessuale è così diviso, perché litigate tanto tra voi?» A nessuno viene in mente di chiederlo, ma è un po’ come se a un/una etera si chiedesse: «Perché ogni tanto andate in guerra gli uni contro gli altri?» dopotutto siete tutti/e etero… Ma da questa situazione nascono poi orribili conseguenze che impediscono alle persone Lgbtqi di muoversi in modo unitario per veder riconosciuti i loro diritti. E non solo… Questa diversità interna causa infiniti punti di vista e illimitati approcci al problema. Infatti se dall’esterno le persone Lgbtqi sono considerate una sola massa, le stesse persone Lgbtqi immaginano prioritarie certe richieste rispetto ad altre, certe richieste invece di altre, ed assumono quindi atteggiamenti conflittuali rendendo praticamente impossibile un’azione unitaria.

Ciononostante una parte consistente (quasi maggioritaria) di queste persone Lgbtqi nel corso degli anni non ha esitato a scendere in piazza e a fare politica perché venissero riconosciuti diritti essenziali per uno Stato democratico. Ad esempio il divorzio, l’aborto. Oggi, com’è naturale per quanto accade in Italia, l’esigenza di veder riconosciuti diritti per le coppie Lgbtqi si è fatto pressante, siamo uno dei pochi Paesi europei che non consentono il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, ma anche rispetto ad altri continenti (America del sud, Oceania) il confronto è avvilente. Com’è naturale, gay e lesbiche si aspetterebbero di veder scendere in piazza con loro le persone etero, a sostenere questo loro umanissimo diritto. Così come le persone transessuali vorrebbero una correzione della legge che impone loro una serie di operazioni e passi prima di concedere il riconoscimento del nuovo sesso su documenti e certificati, e nella loro richiesta vorrebbero poter sfilare in cortei insieme a persone eterosessuali.

Quando io parlo di questo, della necessità di un impegno da parte delle persone etero per gli Lgbtqi, i miei amici e le mie amiche etero mi rassicurano circa la loro scontata disponibilità, ma… Ma poi qualcosa si inceppa, come sempre. Colpa del governo che abbiamo: penserete voi. Oppure: colpa dell’ingerenza vaticana, potrebbero ipotizzare altri. No. Il problema nasce dall’interno, da quel coagulo di diversità che ha nome persone Lgbtqi. Difatti siamo arrivati all’assurdo di ascoltare teorici Lgbtqi sostenere che: « L’accesso al matrimonio anche per le persone dello stesso sesso, i diritti non solo dei bambini (come dice ambiguamente Scalfarotto) ma anche del genitore non biologico (cfr punto 3, della lettera di Ivan Scalfarotto, n.d.r.) non sono un bene esclusivo delle persone omosessuali sono UN BENE DI E PER TUTT*.Se il movimento tutto riesce a combinare poco è perché (oltre a essere diviso) pensa in piccolo, in termini di privilegio di categoria e non di ampliamento di determinati diritti che devono essere di tutti. Non è solo un approccio politico moderato, è un approccio sbagliato perché discriminatorio.» Il “movimento” cui si fa riferimento è il famoso Movimento Lgbtqi, il movimento che non c’è. E il “matrimonio”? Perché questo Signor teorico sottolinea che “l’accesso al matrimonio” dev’essere un bene per tutti? A quanto mi risulta un uomo e una donna etero, in Italia, possono sposarci in chiesa o effettuare un rito civile, è alle persone dello stesso sesso che non è garantito questo diritto… Ma andiamo avanti. Nel suo scritto il signor teorico si domanda: « perché mai la maggioranza etero del paese dovrebbe avere a cuore la nostra causa?» A me sembra ovvio – ovvero perché esistono etero, così come esistono gay, che credono nei diritti, anche quando riguardano gli altri, ma mi piacerebbe che a questa domanda rispondessero i miei amici etero e le mie amiche etero. E conclude il signor teorico, dimostrandoci –se ancora ce ne fosse stato bisogno- che forse proprio dovrebbe ampliare un po’ le sue frequentazioni di varia umanità: «Ebbene io non ho mai sentito un/a militante omosessuale ricordare che il problema legale dei figli delle coppie di fatto (Anche di quelle omogenitoriali ma NON SOLO) non è esclusivamente il nostro ma di tutte le coppie di fatto. E quando lo faccio notare io mi si risponde, spesso in maniera acida ed effeminata, loro se vogliono possono sposarsi, noi no

In quanto persona Lgbtqi per prima cosa lo ringrazio per gli aggettivi “acida ed effeminata”, e poi passo a consigliargli di uscire più spesso, di confrontarsi, di conoscere e vedere gente nuova, perché le sue tesi dimostrano ogni giorno di più un angosciante distacco dalla realtà. Si tratta di tesi che generalizzano, che da una goccia d’acqua allargano a un oceano, sono tesi cariche di livore e giudizi, e se – come credo – le parole possono ferire più delle armi da fuoco, questo signor teorico invece di cercare di smussare, di ammorbidire e quindi di unire le persone per il bene comune, siede su una sterile cattedra dalla quale bacchetta senza pietà i suoi simili. Mi tornano in mente certi rivoluzionari estremi che seguendo analoghe metodologie si ritrovano soli, distaccati dalla gente vera e concreta per la quale avevano creduto di creare la loro ideologia.

Cara amica “etero” e caro amico “etero” (non ridere se ti chiamo così), adesso capisci perché il cosiddetto Movimento Lgbtqi non riesce a prendere forma, perché nel nostro Paese certi diritti non si riescono ad ottenere? Molto è merito di chi ci governa, molto è demerito delle ingerenze del Vaticano, ma poi ci sono i problemi interni al “Movimento”: diseguaglianze, attriti e cattivi maestri.

Se non ci date una mano voi… davvero non so come ne usciremo!
Un abbraccio, Flaminia

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