Ma dove vai? Ma non c’hai l’età… capisco a venti, trent’anni, a 40 persino, ma a 53!!! E poi sono tutti ragazzini questi “indignados”, che ci vai a fare tu, la vecchia zia?

E invece io ci sono andata, armata di macchina fotografica, zainetto e scarpe comode. Roma si era ripulita con un cielo turchese che con le bandiere rosse che sfilavano stava una meraviglia…
Mi sono infilata nel corteo da via Nazionale, e poi piazza Esquilino e la discesa di via Cavour, davanti il sole negli occhi. Una bella passeggiata cantando “Bella ciao” per arrivare a piazza San Giovanni e dirle e sentirle, una buona volta, tutte le cose che in questo Paese non funzionano, non funzionano proprio.  Che poi a essere “indignados” e basta è perché siamo nonviolenti e persone che hanno ancora ideali, altrimenti altro che “indignados”!!! Ero insieme a un gruppo di amici, con la nostra splendida bandiera rainbow a camminare in mezzo a tantissima gente come noi, un fiume di gente che dovunque guardavi, avanti e dietro, di lato, appesi sui balconi e sulle scalinate, non c’era un metro quadro vuoto.
E bello era anche vedere che c’erano sì i ragazzi, i precari, i bambini in carrozzina, ma c’erano anche tante persone della mia età (carampane, insomma) e persone anche più anziane, molto più anziane. E seppure c’era stata la rabbia per tutto quello che in questo Paese non va, a radunarle oggi qui a Roma, c’è da precisare che di rabbia sui loro visi non ce n’era traccia, anzi… Sorridevano e cantavano con me.
E’ stato bellissimo, finalmente stavamo vivendo un momento civile, tutti insieme, senza divisioni, un momento civile per il quale mi sono sentita felice. Basta con i rimpianti del ’68, basta con i riferimenti al passato, oggi la gente che era in piazza era splendida e reale.

Poi sulle voci che cantavano si è abbattuto un boato e lontano, verso l’orizzonte là dove c’era il Corteo 15 ottobre 2011sole, in fondo a via Cavour hanno iniziato ad alzarsi volute di fumo. Accanto a me un’amica, veterana di manifestazioni, mi ha tranquillizzata dicendomi: «E’ solo un petardo… Sai di quelli colorati, allegri?»
A me non sembrava affatto un suono gioioso, era la prima nota stonata di tutta la giornata, e pur riprendendo a cantare ho cominciato a guardare apprensiva verso il fondo della via.

Qualche minuto appena e il servizio d’ordine, che avevamo accanto, ha dato l’allarme, spingendoci a lato, verso il marciapiede. Una manciata di secondi e il corteo è stato spezzato, frantumato come un bicchiere di vetro infrangibile gettato con violenza. E al centro della strada, al nostro posto sono comparsi decine di individui vestiti di nero, chi con il volto coperto da fazzoletti, chi calzando caschi da moto. Siamo stati spintonati verso il gazebo di un ristorante chiuso, all’inizio di un vicolo. Un vicolo chiuso alla sua estremità da uno schieramento di agenti in tenuta antisommossa.  Gli individui vestiti di nero erano Black Bloc, e il loro nome è corso come un tantra all’incontrario tra le persone che scappavano in modo confuso. Ci sono venuti addosso, buttando in terra due signore anziane e un signore che poi mi ha confidato di avere 75 anni: «Ma oggi non potevo non essere qui!» Mi ha detto quando è stato di nuovo in piedi. «Ma stia tranquilla, non si agiti, vedrà che non succede niente. In fondo al vicolo c’è la polizia.» Ha cercato poi di rincuorarmi.
Già, c’era la polizia.
Peccato che il gruppo di Black Bloc è arrivato in fondo al vicolo, lanciando bottiglie e agitandoprimi "petardi" in fondo a via Cavour grossi bastoni, e a pochi metri dallo schieramento delle Forze dell’ordine ha fatto dietro front per tornare di corsa su via Cavour passandoci letteralmente sulla testa. Tutti noi, arretrati in questo gazebo ce li siamo visti arrivare addosso, saltare e cadere in mezzo ai tavoli e riprendere la loro fuga.

E la polizia? Vi starete chiedendo voi? Era sempre immobile in fondo al vicolo…

Da quel momento, per quanto riguarda la parte del corteo di cui facevo parte, è iniziata la debacle: alcuni hanno ripreso a camminare, altri sono tornati indietro, altri, seduti in terra, piangevano.

Quanto è accaduto nelle ore successive, il caos che si è scatenato per Roma, i feriti (tra i manifestanti e gli agenti), il ragazzo che ha sacrificato la mano per allontanare una bomba carta… E’ su tutti i giornali, le TV serie e il Web.
Io ho rischiato poco, in fin dei conti, forse una gamba rotta, qualche contusione, ma il punto non è questo. Il punto sul quale sto continuando a riflettere è la ridda di accuse incrociate, di “laviamoci le mani”, delle critiche agli organizzatori della manifestazione e a chi ha avuto la balzana idea di partecipare… E poi i politici, certi politici, che visto il punto nel quale siamo avrebbero dovuto avere almeno il buon gusto di tacere.

Una splendida idea civile massacrata dalle omissioni e dalle colpe di qualcuno che poi non avrà neppure l’onestà di mettersi una mano sulla coscienza e ammettere di aver sbagliato.

Un amico, per lavoro in Turchia, ha commentato l’accaduto scrivendomi: « Flaminia, bisogna inventare nuovi modi per manifestare… forse oggi ci siamo convinti che “la piazza”… la piazza non violenta.. è tristemente finita:»

Ecco, a considerazioni come queste portano non solo l’azione di pochi delinquenti, ma anche chi ha avuto colpe ed omissioni, ma io ancora, a 53 anni, non voglio e non posso rassegnarmi a lasciare la piazza, a rinunciare ad una democratica e pacifica manifestazione.

Flaminia P. Mancinelli
(scritto sabato 15 ottobre 2011, ore 23 circa)

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