Blaise Pascal
Blaise Pascal

Il primo filosofo che ho amato (nonostante fosse un rigido giansenista, ordine poi chiuso dalla chiesa di Roma…) del quale a 15 anni essi l’edizione integrale dei Pensieri era il francese Blaise Pascal. Nel suo libro vi era la dilaniante questione dell’uomo che cerca Dio, e questa ricerca il filosofo la modulava in mille modalità differenti, persino opposte o immorali!

30anni di vita hanno praticamente cancellato i particolari di quella lettura, ma ho conservato l’impressione di fratellanza con quel’uomo e qualcuno dei suoi “pensieri”.
Uno di questi mi è tornato in mente stamani, leggendo proprio su questo social network (Facebook) delle nuove liti e divisioni, delle lacerazioni all’interno di Movimenti politici neoformatisi in questa nostra Italia sconquassata.

L’immagine è quella di tutte queste persone che disperatamente cercano una collocazione, una guida ideale, un credo politico al quale affidarsi.
E, purtroppo, inevitabilmente tutti loro e *noi* non siamo altro che… Canne al vento…
Scriveva Pascal:
«L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale»
Flami

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