Matrimonio Gay

In questi giorni si fa un gran parlare di quello che nella vulgata è stato definito “matrimonio gay”, ovvero il matrimonio tra persone dello stesso generisesso, quello che in Ialia -di volta in volta, di governo in governo- si è cercato di batezzare pacs, unioni civili o ancora Di.Co.; e perché se ne discute tanto, al punto che giornali tv e talk show gli hanno dedicato uno spazio inusitato? Perché in altre Nazioni dell’UE, parlamenti democratici (Socialisti o, addirittura, Conservatori) stanno varando leggi in merito, leggi che porteranno o hanno già portato all’equiparazione del matrimonio tra persone “etero” a quello tra persone dello stesso sesso.

La solita reazione, tipica della provincia dell’Impero, quale il nostro Paese è da sempre.
In più siamo alle settimane conclusive delle elezioni ed ogni argomento -argomento che sarà poi puntualmente accantonato una volta scrutinati i voti- è buono per sviare l’attenzione dalla tarantella intrapresa dai nostri Partiti politici: io oggi sto con Monti mentre ieri lo avversavo e l’altro ieri gli votavo la fiducia, Berlusconi oggi è un incantatore di serpenti del quale ieri usavo il voto e l’altro ieri votavo nell’urna elettorale, io sono disposto a condividere il Governo con tutte le forze che si dichiarano anti-Berlusconi, io condividerò il Governo con tutti i Partiti che vogliono cooperare al rinnovamento, e intanto vi spiego quanto certi politici di sinistra sono”conservatori”.
E la finisco qui, perché come sappiamo tutti l’elenco delle citazioni potrebbe rivaleggiare con le dimensioni della Treccani.
Quindi si parla di “matrimonio gay” così come si parla di quanto citato sopra… cioè invece di parlare di programmi, di diritti della persona e di soluzioni per uscire dalla situazione di crisi e recessione.

Tornando al tema: parlare in queste circostanze di “matrimonio gay” è offensivo per le persone omosessuali di questo Paese sia perché è strumentale al clima della campagna elettorale in corso sia perché quando Francia e Inghiterra avranno varato le loro leggi in merito, seppure l’UE ci richiamerà al rispetto di “certi diritti”, il nostro establishment politico e quello che domina i Mass Media faranno in un attimo a dimenticare tutta la questione, e a mandarla in un battibaleno in soffitta o n cantina, fate voi…

Purtroppo però, quello che è il vero tema sotteso al “matrimonio gay” non viene neppure sfiorato, in Italia come nel resto del Mondo. Anzi è come se promuovere una legge che lo consenta diventi una specie di pietra tombale per il diritto reale della Persona che sotto di lui va a schiacciarsi. Già, sono pronti a dire già in molti: ora c’avete pure il matrimonio voi “diversi” e quindi non rompete più le…

Il “vero tema” 

L’ho definito “vero tema” è vi prego di considerarlo ancora per qualche riga così come ve lo enuncio, senza costringerlo in termini altri, categorizzazioni che rischierebbero di comprometterne l’esistenza.

maschio_femminaIl “vero tema” ancora una volta è stato lanciato dalle Persone Trans (intendendo con “Trans” sia Transgender che Transessuali, sia MtoF che FtoM, sia persone in-transizione sia persone che non intendono sottoporsi ad alcuna operazione di transizione), da alcune -è bene sottolinearlo- ma non da tutte, anzi, purtroppo, molte tra le associazioni Trans più blasonate neppure hanno accennato a confrontarsi con questo “vero tema”, così come sono impegnate a cercare di convogliare il Trans-pensiero verso “Piccole, medie o grandi soluzioni” stile Deutschland.

E il “vero tema” è la Persona nell’interezza sfaccettata dei suoi Diritti. Sia essa bianca, gialla, nera, rossa o mulatta, sia essa alta o bassa, grassa o magra, di fede religiosa o atea, quello che occorre è che uno Stato o un’Unione di Stati tutelino i suoi Diritti, indipendentemente da classificazioni e categorie.
Come avrete notato non ho citato, nel descrivere la Persona né le “scelte sessuali” né il Genere, ed è proprio questo il fulcro del ragionamento cui sono arrivatI ormai diversi gruppi o clan di persone.
La “scelta sessuale” -è ormai acclarato- è indipendente sia dal genere biologico sia da quello al quale la persona sente di appartenere. Si può essere uomini e scegliere come prorpio “oggetto sessuale” una donna, un altro uomo o una persona transessuale o ciascuno di questi. La scelta sessuale può essere dipendente da una scelta affettiva o del tutto avulsa. Vi è ormai una casistica molto diffusa che riguarda persone che hanno transitato in un sesso diverso da quello della loro nascita e che pur essendo divenuti uomini (FtoM) hanno relazioni sessuali e affettive con uomini, e parimenti uomini che transizionati nel sesso femminile (MtoF) si sono legate in rapporti affettivi e sessuali con donne.

E tra questi estremi esiste poi l’infinita sfumatura di possibilità che in quanto esseri umani manifestiamo incessantemente, e della quale la sessualità è specchio veritiero. Neppure la nostra immaginazione, spesso, riesce a comprendere quanto sia possibile la varietà della manifestazione dell’umano amore.

Spesso, purtroppo, il problema nasce a monte, quando le leggi e le regole imposte prima nelle società teocratiche, e poi in quelle cosiddette democratiche, stabilirono le categorie, i Generi.

Un modo spiccio e del tutto avulso dalla realtà di suddividere e catalogare gli esseri umani. Del tutto ignoranti della scienza, alcuni stabilirono che “anche in natura” vi erano dei sessi ben precisi: maschio e femmina, e che il primo compito delle specie animali fosse quello di riprodursi, di garantire il perpetuarsi delle specie. Non entrerò nello specifico, rischiando di replicare male ciò che altri sono in grado di spiegarvi con esattezza, ma vi segnalerò che ormai da diversi decennti gli studiosi hanno “scoperto” che tra molteplici razze animali vi sono unioni per la vita indipendentemente dalla possibilità di riproduzione.

Ma in modo spiccio e grossolano alcuni definiscono le unioni extra-eterosessuali come rapporti “contro natura”. Quale natura?
Ed è questo il punto dove volevo arrivare, e dove -è bene sottolinearlo ancora- già altre persone di particolari ambienti Trans, e non solo, sono giunte da tempo: la natura.
Qual è la natura dell’essere?
A questo essere spetta un genere?

Il Genere 

Sul vocabolario Treccani, alla voce genere, è scritto: “Nel suo sign. più ampio, termine indicante una nozione che comprende in sé più specie o rappresenta ciò che è comune a più specie.”
Mentre sull’enciclopedia Treccani, nella definizione antropologica è riportato: “Nel dibattitoantropologico e sociologico contemporaneo, il termine g. ha sostituito il termine sesso per indicare la tipizzazione sociale, culturale e psicologica delle differenze tra maschi e femmine.” Mentre in quella dedicata alla Biologia, succintamente è scritto: “Una delle categorie impiegate dalla classificazione dei viventi.”
[I grassetti sono evidenziazioni miei N.d.R.]

scala-dei-generi-Ora dobbiamo toglierci i paraocchi e prendere in considerazione il vero stato dell’arte a riguardo.
In merito al Genere, le ultime tesi degli scienziati stanno togliendo ai cromosomi l’assoluta determinazione del Genere di una persona. Il nostro cromosoma sessuale (XY o XX o XO) non sembra più il deus ex machina che determina la nostra espressione sessuale, ma sembra invece che siano coinvolte parti specifiche del nostro cervello. Quindi la famosa espressione delle persone Trans: io mi sento una donna, penso e sento come una donna, ma imprigionata in un corpo maschile… ha finalmente avuto una conferma.
Ma questo sviluppo a cosa ci porta?
Io arrivo a immaginare che anche il Genere, come tanti altri idoli creati e adorati dall’essere umano, sia nient’alro che una categoria culturale, una sovrapposizione volta a normalizzare e regolamentare la realtà. A parcellizzarla in modo utilitaristico e strumentale.
Per chi ci aministra e ci governa è senz’altro molto più semplice costruire W.C. per uomini o per donne, ospedali che abbiano camerate suddivise in questo modo e un vivere quotidiano parimenti organizzato secondo due vie. A chi non se la sente proprio, l’offerta proposta è un adeguamento che prevede anni di terapia psichica, ormonale e poi chirurgica… Amputazioni estreme, sofferenze psico-fisiche indescrivibili. E il traguardo? Un bel cartoncino con l’appartenenza stabilita a uno dei due sessi riconosciuti.
Ma le persone Trans -alcune persone Trans- appartengono alla stessa genia di quella Sylvia Rivera che il 28 giugno 1969 reagì a Stonewall alla violenza di un poliziotto, dando vita a ciò che sarebbe divenuto poi il Movimento per i diritti GLBT, ora detto LGBTQI. E queste persone che più di altre hanno dovuto sentire sulla loro pelle, nel dolore delle loro carni le conseguenze di un’astrazione, l’applicazione senza se e senza ma di una categoria, affinché essa corrispondesse a una determinata definizione di Genere… Queste persone non possono restare in silenzio e accettare supinamente lo scempio dell’umano intelletto, che si fa scempio dei loro diritti oltreché dei loro corpi.
Esse hanno, quindi, cominciato a raddrizzare la direzione presa dal pensiero e a chiedersi: ma se il Genere è inerente anche il cervello, come mai l’unico reale intervento che viene messo in atto nell’adeguamento riguarda gli organi sessuali secondari (pene, vagina, ovaie, seno)?
Se la determinazione del Genere vede coinvolto il cervello che necessità vi è di rendere obbligatoria una terapia ormonale, molteplici interventi chirurgici, per autorizzare una persona a dichiarare la propria appartenenza al Genere uomo o al Genere donna?
La Persona ha diritti distintivi a seconda che sia donna o uomo, trans o intersessuale?
Così come all’inizio ci ponevamo il tema dei diritti della Persona, indipendentemente dalle sue “differenze” biologiche o anropologiche, a questi temi ora dobbiamo
aggiungere anche quello dell’indifferenza del Genere. Oggi non è più concepibile difatti accettare Piccole, medie o Grandi soluzioni per le persone Transgender, così come non è concepibile parlare di Unione civile o Unione alla tedesca per le persone che vogliono sposare un essere del loro stesso sesso.

Il grado di civiltà che abbiamo raggiunto può solo portarci a riscoprire quanto chi ci ha preceduto su questo nostro pianeta blu aveva già scoperto… E cioè che l’essere umano è e dev’essere libero, libero di essere. Può sembrare una tautologia, ma non lo è. Significa uscire fuori dalle categorie, rifiutare una normalizzazione coatta e di comodo, funzionale solo a pochi.Io sono un essere umano, la mia carnagione è color cioccolato e sono alto circa un metro e sessanta, vengo da un piccolo Stato dell’Africa subsahariano dove c’è una guerra per le materie prime foraggiata da Stati canaglia, che poi siedono all’ONU, e nessuno mi darebbe asilo politico. Oltretutto ho due bellissime tette e un pene vigoroso, sono un vecchio-fanciullo e ho fame e sete: sono un essere umano e i miei diritti sono uguali ai tuoi, non secondo la mia razza, il luogo della mia nascita, la mia lingua, ecc…
Io sono e io ho diritto. Tutti sono me e per me tutti i diritti.
Flaminia P. Mancinelli

POSTILLA:
E se poi qualcuno avesse ancora voglia di incaponirsi sul Genere, intessere diatribe sui cosiddetti valori del passato, io gli consiglio di occupare il suo tempo a rileggere quanto ci ha lasciato scritto Platone, e ricordare che quello che a noi sembra una scoperta, era già noto nei tempi antichi, all’origine della cultura europea, quando si parlava di un unico Genere e di un sesso unico…
dal Simposio di Platone (anno 388-368 a.C. circa) 
«(…) Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. 
Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina. Oggi non ci sono più persone di questo genere. 
Quanto al nome, ha tra noi un significato poco onorevole.

Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi Simposio-di-Platoneformavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi.

Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. “lo credo – disse – che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri.” Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura – quella che adesso chiamiamo ombelico. Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta.

Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso – sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo. Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: 
che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili. Ed eccone una prova: una volta cresciuti, i ragazzi di questo tipo sono i soli a mostrarsi veri uomini e a occuparsi di politica. Da adulti, amano i ragazzi: il matrimonio e la paternità non li interessano affatto – è la loro natura; solo che le consuetudini li costringono a sposarsi ma, quanto a loro, sarebbero bel lieti di passare la loro vita fianco a fianco, da celibi. In una parola, l’uomo cosiffatto desidera ragazzi e li ama teneramente, perchéè attratto sempre dalla specie di cui è parte.

Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straodinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamoranc e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: “Che cosa volete l’uno dalI’altro?”, e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: “Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo 
che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune.
Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?” A queste parole nessuno di loro – noi lo sappiamo – dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro. Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola.

ermafrodito-platonicoLa ragione è questa, che la nostra natura originaria è come l`ho descritta. Noi formiamo un tutto: il desiderio di questo tutto e la sua ricerca ha il nome di amore. Allora, come ho detto, eravamo una persona sola; ma adesso, per la nostra colpa, il dio ci ha separati in due persone, come gli Arcadi lo sono stati dagli Spartani. Dobbiamo dunque temere, se non rispettiamo i nostri doveri verso gli dèi, di essere ancora una volta dimezzati, e costretti poi a camminare come i personaggi che si vedono raffigurati nei bassorilievi delle steli, tagliati in due lungo la linea del naso, ridotti come dadi a metà. Ecco perché dobbiamo sempre esortare gli uomini al rispetto degli dèi: non solo per fuggire quest’ultimo male, ma anche per ottenere le gioie dell’amore che ci promette Eros, nostra guida e nostro capo. A lui nessuno resista – perché chi resiste all’amore è inviso agli dèi. Se diverremo amici di questo dio, se saremo in pace con lui, allora riusciremo a incontrare e a scoprire l’anima nostra metà, cosa che adesso capita a ben pochi. E che Erissimaco non insinui, giocando sulle mie parole, che intendo riferirmi a Pausania e Agatone: loro due ci sono riusciti, probabilmente, ed entrambi sono di natura virile. Io però parlo in generale degli uomini e delle donne, dichiaro che la nostra specie può essere felice se segue Eros sino al suo fine, così che ciascuno incontri l’anima sua metà, recuperando l’integrale natura di un tempo. Se questo stato è il più perfetto, allora per forza nella situazione in cui ci troviamo oggi la cosa migliore è tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l’anima a noi più affine, e innamorarcene.

Se dunque vogliamo elogiare con un inno il dio che ci può far felici, è ad Eros che dobbiamo elevare il nostro canto: ad Eros, che nella nostra infelicità attuale ci viene in aiuto facendoci innamorare della persona che ci è più affine; ad Eros, che per l’avvenire può aprirci alle più grandi speranze. Sarà lui che, se seguiremo gli dèi, ci riporterà alla nostra natura d’un tempo: egli promette di guarire la nostra ferita, di darci gioia e felicità.»

(articolo tratto da sito di informazione: Pianeta Queer)

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