Sono arrivata alla parte conclusiva, e forse alla più impegnativa, del mio nuovo romanzo.
Era dai tempi de Gli Insofferenti che ne rinviavo la scrittura, e nel frattempo utilizzavo eteronimi per pubblicare altri scritti.
Molti scritti? Pochi  scritti?
Senz’altro pochi, vista la mia propensione a “impugnare” la tastiera e a cliccarci sopra…occhiolino

Ma poi anche uno scrittore deve fare i conti con il tempo in cui vive, con i suoi rapporti con l’impegno civile e politico. Quindi molte energie e molte “battute sulla tastiera” le ho dedicate a questo mio impegno, scrivendo ad esempio per Pianeta Queer e per Gruppi su Facebook.

Adesso che sono però in vista del traguardo, la conclusione del nuovo romanzo a firma mia, ne posso annunciare l’arrivo.
Senza raccontarne la sinossi, perché da lettrice detesto leggere i riassuntini che qualcuno fa di uno scritto che ha misure ed esposizioni ben determinate, che il riassunto formato-bandella può solo stravolgere.
Ve ne parlo quindi offrendovi il suo Incipit e la copertina (provvisoria) con la quale a breve sarà pubblicato.  Se in questo modo avrò sollecitato il vostro interesse, ne sono felice e vi aspetto quindi per il giorno della pubblicazione, che sarà ovviamente in e-book.

Anatomia di un @more
Anatomia di un @more

Incipit  

L’ombra è quel doppio di un oggetto che la luce crea. Voi pensate alla luce del sole, io a quella più modesta di una candela.

Usate la vostra fantasia per raggiungere una piazza, nelle ore -magari un po’ metafisiche- di un pomeriggio assolato, e seguite quelle ombre che tra i palazzi si disegnano con decisione, limitando ogni oggetto e cosa ma anche dando loro spessore, quasi una realtà maggiore.

Ci siete? le vedete?

Ora vi chiedo un piccolo salto acrobatico. Rinunciate al piacere di quella piazza, al suo sapore e all’eco che di sicuro vi suscita, e andate a rinchiudervi in un interno. Non importano le sue caratteristiche architettoniche e neppure il design che la vostra immaginazione ha scelto, basta la presenza di rigore in questo spazio, peraltro buio, di una candela accesa. E così ora voi siete con me a guardarne l’ombra, quell’esile e fragile che già del corpo stesso è quasi traccia unica. Basta il suono della vostra voce o un sospiro fino a qui trattenuto, un richiamo ad altri o un gesto involontario a incresparne modificarne stravolgerne l’essenza e l’esistenza tutta.

Ma non solo.

Il caso vuole che per condurvi all’insignificante destino di un’ombra io abbia intruppato in un sentimento di amore. L’assoluta casualità, che pure determina tutto nel nostro soggiorno sul pianeta blu, ha miscelato un’ombra fragile e vacillante alla più irrazionale tra le emozioni. Così per dare un significato alla vicenda dell’una avviciniamo anche l’altro, cercando di proseguire in un’impresa che non risulti troppo romantica né, ancora peggio, del tutto astratta. Perché questa è la prima difficoltà per chi vuole raccontare dell’amore. La seconda, persino peggiore, è che ognuno di noi sviluppa una propria definizione per questo sentimento, e -fondata com’è sulla propria esperienza- di rado o quasi mai è disposto a confrontarla con quella di altri.

Ma l’ombra e il sentimento d’amore incalzano tanto che, dal groviglio contraddittorio di questo tempo, un possibile inizio si dipana da una mailing virtuale. Tra le e-mail di Marco e Nicoletta, gli sproloqui di Luca e le domande di Soly, le storie di loro, di noi, e dell’esistere fragile di un’ombra. Un’ombra il cui esistere è davvero solo nell’istante in cui è.

E domani?
Domani…
(tratto da Anatomia di un @more,
romanzo di Flaminia P. Mancinelli
diritti e copy riservati)

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