madreDa stamani sui social network impazza un nuovo tormentone che nasce dalla decisione presa della Corte europea per i Diritti di condannare l’Italia per aver negato a una coppia la possibilità di dare al proprio figlio il solo cognome materno… E il popolo si è accalorato come per la Rivoluzione di dicembre…
…. 🙂

Persone che pure stimo si sono gettate a capofitto in questa discussione inneggiando al di là di ogni possibile immaginazione per quanto accaduto.
Finalmente una lezione agli uomini, una sterzata contro il patriarcato, ecc..

Buffo che proprio a me venga in mente questo pensiero: ma a me del cognome -maschile o femminile- non importa proprio niente!
Corte europeaQuanti richiami ha ricevuto l’Italia dall’Europa?
Tanti, troppi. Richiami che mettevano in luce problemi -quelli sì – drammatici. Un esempio per tutti: l’assoluta mancanza di tutele per le persone omo-transessuali da violenze e omotransfobia.
Inoltre il Paese nel quale viviamo continua ad essere in recessione, e quindi quando non c’è un ragazzo che si getta da una finestra perché non ce la fa più a sapersi gay in Italia, quando non c’è una persona trans che soccombe a un pestaggio, c’è di sicuro una persona che si uccide perché ha perso il lavoro, non riesce a pagare Equitalia e/o non sa come pagherà i suoi dipendenti.

Eppure, stante questa situazione, in molti si perdono a commentare l’accaduto, rivendicando il diritto per una donna di battezzare solo con il suo cognome il figlio avuto.
Già, con il cognome che lei porta perché era di suo padre, un padre che magari l’ha stuprata, che in molte circostanze l’ha soffocata con le sue usanze maschiliste, e… E…

Eppure noi, popolo di “pecoroni”, invece di organizzarci per pretendere davvero il rispetto del Diritto della persona, corriamo dietro alla coda della prima volpe Maternitàche ci agitano davanti.
Noi apparteniamo a quello stesso popolo che lo scorso dicembre aveva partorito, con il movimento dei Forconi, una minaccia di Rivoluzione; nelle intenzioni  c’era il blocco di strade e autostrade, la serrata di negozi e di dazi doganali… Poi abbiamo assistito a un flop: una convocazione in piazza del Popolo di 4 gatti, e poi… E poi la Rivoluzione epocale si è fermata per… Le vacanze natalizie!!!
Un’itaglietta alla quale non mi onoro di appartenere…

E poi c’è persino stato un “intelligentone” che su un social network, alle mie critiche per tutta questa manfrina per il cognome materno, ha osservato che seppure con stupore doveva annotare che la maggiore indifferenza e/o ostilità a questo tema arrivava dalle donne…
Se ne stupiva?
Già, in effetti, lui è un uomo.
Una donna sa che se vuole fare un figlio non ha neppure i minimi sindacali, nella maggior parte dei casi, e deve rinunciare a stipendio e/o a carriera.
Una donna sa che ancora oggi se subisce violenza, per prima cosa deve convincere il mondo dei benpensanti che non le è successo perché è stata lei ad adescare il maschio.
Una donna oggi sa che in questo Paese imperano il maschilismo e il patriarcato, che la chiesa di Roma (ma non solo) ha alimentato e protetto per secoli.
Una donna sa che se non ha un compagno accanto, se non ha una famiglia a proteggerla, la società le passa sopra come un buldozer.
Una donna sa che l’ipocrisia di un nome non cambierà il suo destino, e neppure quello dei suoi figli…

[martedì 7 gennaio 2014]

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