Una breve premessa storica, per arrivare a parlare del passato prossimo e del futuro, quel futuro che non riusciamo più a immaginare…

La morte dell’ideologia comunista

Dopo il comunismo ante litteram, che si sviluppò in parallelo alla settecentesca rivoluzione industriale, dopo quello del 1848 di origine marxiana, dopo le sue applicazioni in Russia, in Cina, a Cuba ed in altre realtà del pianeta, negli ultimi anni del Novecento abbiamo assistito alla sua agonia.

A tale agonia non mancò il colpo definitivo che si realizzò con la caduta del muro di Berlino del novembre 1989, una “caduta” a lungo preparata cui -“sembra”- partecipò l’allora pontefice Karol Wojtyla. Attualmente nel mondo, oltre a URSS e alla Repubblica Popolare Cinese, vi sono ancora numerosi governi più o meno

Khaled Abdalla di piazza Tahrir
Khaled Abdalla
di piazza Tahrir

ispirati all’ideologia comunista, ed anche in Italia non mancano piccoli gruppi politici che, anche nel nome, si riallacciano a quella teoria politico-economica. Ma…
Ma dal 9 novembre 1989 per gran parte della popolazione del Pianeta è invalsa la sensazione che il “comunismo” sia un’ideologia utopica, di difficile o addirittura di impossibile attuazione.

Guardare oggi alla Cina, ad esempio, e confrontare le decisioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo con le precedenti amministrazioni mostra, al di là di qualsiasi interpretazione, il cambiamento in atto; le riforme relative alla “proprietà privata” cui diede vita Deng Xiaoping e le successive messe in atto da Hu Jintao hanno in pochi decenni trasformato completamente la teorizzazione di Mao Zedong (a capo del Partito Comunista Cinese dal 1943 al 1976).

Aida El Kashef
Aida El Kashef di piazza Tahrir

Per non parlare della situazione in Unione Sovietica o negli altri Stati del Pianeta blu.
Vi basterà consultare un libro di storia aggiornato, le pagine di Wikipedia e ascoltare una vecchia zia… Per conoscere i dettagli di questo brandello di Storia.

The Square

Poi, qualche sera fa mi è capitato di trovare un documentario. Si intitolava The Square ed è in lizza per l’Oscar documentario 2014. L’ho guardato.

Si tratta del “diario” dei primi mesi della rivoluzione egiziana che dal 2011 hanno portato in piazza milioni di uomini e donne contro il regime di Hosni Mubarak; le immagini raccontano della sua deposizione ma non solo. Vi è la testimonianza filmata delle stragi perpetrate dall’esercito che, dopo aver spalleggiato Mubarak pensò di sfruttare la rivolta popolare e, strumentalizzando i Fratelli musulmani, si impossessò del potere nella persona del Feldmaresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi.

Nel racconto di The Square assistiamo all’evoluzione di tutta la situazione,

Ahmed Hassan di piazza Tahrir
Ahmed Hassan di piazza Tahrir

compreso il tentativo portato avanti dai Fratelli musulmani di attribuirsi il merito della rivoluzione svoltasi in piazza Tahrir e di imporre quindi all’Egitto una Costituzione scritta a immagine della legge coranica.
I giovani protagonisti del documentario ci raccontano con immagini crude la realtà di quei giorni; i giorni le settimane i mesi della speranza delusa, delle nuove proteste e dei nuovi eccidi, delle elezioni che nel luglio del 2013 portano a capo dello Stato Mohamed Morsi, il leader dei Fratelli Musulmani, e della sua deposizione per mano di un colpo di Stato militare.

Ascoltandoli, seguendo il loro sogno e poi alla fine, mentre scorrevano i titoli di coda, mi sono a lungo interrogata sull’impossibilità di quel loro sogno. Nella pratica la loro ideologia assomiglia molto alle teorizzazioni comuniste e socialiste che hanno attraversato e conquistato le menti di altri teorici dell’uguaglianza.
Ma a questo punto della Storia è davvero ancora possibile teorizzare una Politica volta a porre i cittadini di uno Stato in una condizione di uguaglianza? E, se pure in un qualche luogo qualcuno riuscisse nell’impresa/impossibile, quanto si protrarrebbe tale uguaglianza? Ovvero quanto impiegherebbero gli abitanti di codesto Stato a restaurare, nei fatti, la diseguaglianza?

E così si fanno cupi i miei pensieri anche su tutti gli altri sogni dei ragazzi di The

Magdy Ashour di piazza Tahrir
Magdy Ashour di piazza Tahrir

Square, quei giovani che non hanno esitato e non esitano e non esiteranno a mettere in gioco la loro vita per quella speranza nutrita per una nazione giusta ed egualitaria. La corruzione e/o la concussione, la collusione e/o la malversazione che in Egitto erano cresciute a dismisura con il trentennio di Mubarak in Russia e in Cina hanno altri protagonisti, ma in America e in Europa, e in Italia?

Ma c’è un ragionamento ancora peggiore che da qualche giorno mi ha tolto il sorriso.

Ho perso il sorriso…

Io non sono e non sono mai stata comunista. Mi bastò, quando avevo 17 anni, andare per venti giorni in URSS [era ancora l’epoca di Bresnev], girare per Mosca e Leningrado (l’odierna San Pietroburgo) per comprendere quanto l’ideologia comunista non fosse attuabile, né con la formulazione di leggi adeguate né con l’uso della forza.

Alla Politica io ho preferito la pratica del fare, mantenendo viva una simpatia nonviolenta per gli ideali umanitari di chiara origine socialista; e, per ironia della sorte, vivo in un Paese che ha uno tra i più irrisori partiti socialisti dell’Occidente. Non importa, io credo nell’impegno personale, in quello che ogni singolo decide di fare. Spesso questo mio impegno si è arroccato in ambito culturale, quando purtroppo mi trovavo a sbattere la faccia contro quanti strumentalizzavano e strumentalizzano la Politica per i loro personali scopi di Potere.

Ma oggi, proprio ascoltando i ragazzi di piazza Tahrir, quelli che si raccontano in The Square, sono costretta a fermarmi su una considerazione… O.K. il Comunismo è morto, ma al suo posto cos’ha lasciato? Il Comunismo si è rivelato un’ideologia fallace ma in sua vece cosa abbiamo creato?
I politologi e gli studiosi di economia, i professori che siedono nelle cattedre delle splendide università dell’Occidente e dell’Oriente, i filosofi e gli antropologi, gli storici e gli ideologi cos’hanno creato per rispondere alla speranza dei ragazzi di piazza Tahrir?

The Square
The Square

Io non lo so se qualcosa, in un remoto e misconosciuto luogo, sta nascendo, se qualcuno ha ideato finalmente un sistema in grado di frenare l’egoismo e la sete di Potere della specie umana… Certo è che io non ne rilevo alcuna traccia né un minimo sentore e avverto quindi il mio umore incupirsi.
Non è una melanconia individuale, non penso a me stessa in questo momento. No.

Mi tornano negli occhi le immagini delle cariche dell’esercito egiziano che tanto assomigliano a quelle che abbiamo visto per le strade di Kiev, e poi ci sono mille rivoluzioni -sia che sia primavera sia che sia ancora inverno- che nascono, si sviluppano nella speranza e nel sacrificio di migliaia, e poi naufragano.
Il Comunismo che voleva dare a chi non aveva mai avuto nulla è morto, ma al suo posto la specie umana non è riuscita neppure a tratteggiare l’abbozzo di un’ideologia in grado di salvaguardare il Diritto alla vita dei più umili. Oggi non solo è inimmaginabile una qualsivoglia uguaglianza economica e/o sociale tra i cittadini di uno stesso Stato, ma tutti siamo sottoposti a un irrefrenabile processo regressivo che a breve rischia di cancellare persino l’ombra dei diritti tanto faticosamente conquistati.

Il documentario è finito ma io continuo a vedere le immagini svolgersi e c’è un gruppo di ragazzi seduto intorno a un falò in piazza Tahrir. Uno di loro suona una specie di chitarra panciuta e gli altri cantano su quelle note; sono vivi e ricchi di sogni, e somigliano a quei ragazzi che hanno bruciato le loro vite sulla piazza di Kiev. Sono gli eroi di questo tempo, anonimi esseri umani che ancora alimentano la loro speranza in una giustizia, in un diritto, in una uguaglianza che non sono reali in questo nostro universo temporale. Molti di loro, usando un antico vocabolario, la chiamano ancora Rivoluzione; raccolgono sassi e pietre da terra e con quelle vanno incontro ai carri armati dei Poteri senza rendersi conto di ripercorrere sentieri già calpestati e intrisi di sangue.
E io li guardo, li seguo nel loro tentativo, e non riesco più a sorridere.

P.S. Il documentario The Square in questi giorni è in programmazione sulla televisione Effe (in chiaro sul digitale terrestre numero 50), cercatelo, guardatelo.

(28 febbraio 2014)

 

Annunci