Due situazioni mi hanno colpita negativamente nelle ultime ore.
Il tema? La diversità.


La diversità declinata secondo due diverse mentalità… “mentecatte” [ovvero: demente, dissennato, folle, forsennato, idiota, imbecille, matto, pazzo oppure psicopatico, scemo, scimunito, squilibrato. CIT. Vocabolario dei sinonimi Treccani].
Qualcun altro al mio posto definirebbe queste mentalità con terminologie molto più cruente, mentre io credo che solo un cervello mentecatto può arrivare a elaborare certe considerazioni.

Oppure, il che è ancora peggio, solo un individuo animato da un profondo egoismo che sopravvive solo alimentando questo immorale amore per sé a discapito di tutto il resto, può arrivare ad esprimere simili atroci giudizi.
La scena dove hanno avuto luogo queste situazioni: il solito cortile di Facebook, specchio fedele della varietà espressiva dell’umana progenie.

Animali
Animali

Sul banco degli accusati: i migranti e la specie animale (escluso l’uomo).
Gli accusatori: gay di diversa estrazione e gente sensibile alle istanze sociali.
Il gruppo di gay urlava e inveiva contro un primo passo compiuto per la depenalizzazione del reato di clandestinità. E le loro parole erano di una crudeltà e di una violenza davvero inimmaginabili da parte di chi vive ogni giorno sulla propria pelle la ferita dell’egoismo e del pregiudizio altrui.
La gente sensibile alle istanze sociali, nel frattempo, dopo aver simulato –perché così il faut (bisognava, era corretto fare…) simpatie animaliste e vegetariane hanno deciso di esprimere la vera natura del loro pensiero, di nuovo espressione di un profondo egoismo, segnando un netto e determinato confine tra l’essere umano e il resto delle specie animali, con ovvia superiorità del primo sugli altri.
Che dire?
Come sopravvivere a tale estrema dimostrazione di violenza ed egoismo?

Omofobia
Omofobia

Alla radice del pensiero di questi mentecatti vi è sempre e solo una mentalità che si avvale di categorie, che interpreta il “diverso” (sia esso diverso perché omosessuale o trans, migrante o appartenente a un’altra specie animale) come ciò che dev’essere combattuto, avversato, cancellato.
Allora, qualcuno potrebbe obiettare, è tutto uguale?
No, ma la splendida differenza nella quale ci è concesso di vivere non prevede né categorie né classifiche di merito o di valori, giudicare ciò che è differente da noi è già un segno di violenza.

Migrante
Migrante

Esistiamo nella differenza, e -come mi insegnava fin dall’infanzia mia madre- la mia libertà finisce dove inizia la tua. La mia libertà di persona finisce là dove per affermarsi annichilisce quella di un altro esistente.
Non serve davvero altro per essere persone in questo tempo difficile.

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