La Lettrice
Alla fin fine per me il dramma sono gli incipit.
È una vita che mi fregano e ormai continueranno fino all’ultimo.
Ultimo “incipit”?
No, fino al mio “ultimo respiro”.
Ma andiamo con ordine…

 

 

La Lettrice tipo che ogni Libraio detesta
Mai stata una di quelle lettrici che se non hanno il consiglio del libraio (di fiducia o meno) non si azzardano a comprare un libro. Ne conosco di tipini così: identificano un povero libraio e ogni volta che finiscono un libro si dirigono da lui, come un malato di cuore va dal cardiologo.
Il povero libraio (mai aggettivo fu più azzeccato) che la prima volta ha avuto la venturaLibreria (ma “sventura” va anche meglio) di consigliarle un libro, e di averci soprattutto preso, si è legato a lei nella buona e nella cattiva sorte. Così lei torna ogni volta a consultarlo, perché senza i suoi consigli giammai si avventurerebbe in una lettura, e lui come la vede varcare la soglia del suo negozio tutto darebbe per diventare trasparente, emulare Dedalo (ma anche Icaro alla fin fine) o persino perdersi in uno degli ultimi romanzi di Umberto Eco.
La di lei tipica frase d’esordio è: «Sono disperata!», gridata più che detta attraverso tutta l’estensione del locale; tant’è che se in quel momento vi è per caso ospite un acquirente, un lettore “normale – taciturno e perso tra gli scaffali, questi impiegherà secondi Zero a evacuare dalla libreria. Al che il libraio avrebbe voglia di ripetere la frase della sua cliente in uno specchio tridimensionale, di quelli che moltiplicano all’infinito (o che comunque danno esattamente quell’impressione) qualsiasi cosa abbiano raccolto dall’esterno. A questa frase d’esordio la lettrice fa seguire, nel tono di un lezioso cinguettio, la descrizione -più pignola che puntuale- della sua dolorosa condizione esistenziale che non esita a definire come quella di un'”orfana di libri“.
Ma per questa tragedia il colpevole lei lo identifica nel povero libraio, l’unico peraltro in grado di dare una soluzione positiva al tutto. Sarà lui, novello Cuor di Leone dei libri, l’unico in grado di risolvere felicemente la catastrofica situazione. Ma come? Soltanto rammentando brillantemente i libri consigliati in precedenza e il relativo tasso di gradimento espresso, a suo tempo, dalla cara lettrice.

LibraioLa mia carta d’identità di Lettrice
Ecco, mi è spesso capitato di incontrare simili lettrici nelle mie frequenti frequentazioni di librerie, e sempre mi sono interrogata sul tasso di “letteratitudine” di queste donne (qui la mia casistica mi obbliga ad attribuire al genere femminile questa particolarità).
Un’altra casistica riguarda i cacciatori di novità.
Ma com’è possibile che uno si debba affacciare in una libreria come si affaccerebbe in un negozio di frutta & verdura? Cos’ha di fresco? Dove a “fresco” questi sostituiscono l’aggettivo “nuovo“.

Io mi sono sempre mossa in totale autonomia rispetto al libraio, considerandolo più che altro come il custode del sapere, il guardiano di questo luogo d’elezione che ho sempre avuto persino pudore di disturbare… Così da sempre io entro una libreria già assolutamente certa di cosa voglio, spesso corredata di una folta lista di volumi da verificare, sfogliare, considerare. Detta lista nasce spontanea da precedenti letture, visto che i libri sono come ciliege (l’una tira l’altra) e non si può passare indenni da una lettura senza essere immediatamente stimolati ad altre (che l’autore del libro che abbiamo letto ha amato, su cui ha studiato, ecc…).
Svolta questa prima incombenza, mi piace rilassarmi scorrendo l’esposizione ma anche gli scaffali più riposti, a caccia di letture stimolanti. Ed è a questo punto che iniziano i guai… Ad attrarmi sono, insieme, titolo e immagine di copertina, e solo in seconda battuta nome dell’autore e casa editrice, seppure questi ultimi spesso sono la discriminante che mi fanno lasciare il volume là dove si trova.

Negli anni ho sviluppato una vera e propria allergia alle cosiddette “bandelle“, quella parte (interna o esterna) della copertina nella quale l’editore gioca il suo marketing sull’acquirente, spiegandogli-riassumendogli quello che secondo lui l’autore ha impiegato 200 pagine e più, e forse magari un’intera vita a scrivere. A parte l’idea fallimentare alla base di questo tentativo, spesso sono incappata in “bandelle” nelle quali era sbandierato il Plot, o se preferite l’intreccio alla base di tutto il testo.
Tanto vale allora saltarla a piè pari.

Un discorso molto simile vale per la maggior parte delle prefazioni, introduzioni o premesse, la cui stesura è affidata dall’editore a un intellettuale di prestigio o comunque a un nome che svolga la funzione di lepre per la muta dei cani-lettori, attirandoli all’acquisto del libro.

A questo punto non resta che l’incipitLettrice
Ma il mio tasso maniacale in relazione alla lettura mi impedisce in libreria di approfondirne una pur minima conoscenza che vada oltre le prime cinque, dieci righe al massimo. Altrimenti mi priverei del piacere sommo di godere di questo inizio più tardi, nell’intimità della mia casa, nella splendida solitudine-rilassatezza-concentrazione per la quale mi preparo ogni qualvolta decido di acquistare un libro.
Ed è a questo punto che nasce la mia personalissima tragedia, in confronto della quale quella della Lettrice di cui sopra è una lieve crisi di astinenza, una commediola leggera, una pièce umoristica.
Diciamo le cose con il loro nome: così ho beccato una infinità di fregature… e le ragioni sono purtroppo molteplici.  In primis la mia smodata fantasia: un titolo particolare (quale ad esempio Il coccodrillo anoressico, che molti metterebbe sull’avviso, in me genera una curiosità sfrenata e se il suo incipit (le prime 5-10 righe) sono sufficientemente intriganti io sono accalappiata-cotta&mangiata!
In ragione di questa mia debolezza ho “accattato” libri indegni e che nulla avevano a che fare con l’enunciato del titolo o con i paragrafi di apertura.

Altra parte della colpa va a coloro i quali hanno scritto il libro, gli autori, o lo hanno rivisto, i celeberrimi editor, coloro senza il cui consenso oggi sembra impossibile neppure immaginare di mandare alle stampe un testo. Sia nell’un caso che nell’altro la cura dedicata all’incipit è degna di un artista del cesello. Sulla scorta delle scuole di scrittura creativa Made in Usa, si è data estrema rilevanza a questa parte del componimento letterario, ritenendo che il lettore, accalappiato da un incipit sfolgorante possa seguitare per il resto della lettura come un bovino al pascolo.
LettoreCosì spesso all’ingenuo lettore può capitare di incappare in romanzi sgrammaticati, privi di qualsivoglia consecutio verbale, con intrecci funambolici, ma dotati di impeccabili incipit.

E allora?
Cosa fare, come uscire da questo confuso e farraginoso stato di cose?
Spesso mi provo a praticare il “passa-parola“, accostandomi a libri che amici e conoscenti degni di fiducia mi dicono di aver letto e apprezzato. Allo stesso modo utilizzo recensioni e consigli di lettura offerti su riviste, testate e Blog da professionisti della lettura e addetti ai lavori, anche se il rischio di incappare in giudizi addomesticati è sempre in agguato dietro l’angolo.
Strizzo l’occhio a un libraio di fiducia, invadendo il suo spazio meditativo, augurandomi abbia letto il libro che mi consiglia visto che ultimamente le nuove generazioni di questi commercianti praticano poco la lettura, considerandola alla guisa di un orpello e preferendole le regole del marketing e l’opera di una brava vetrinista.

E dulcisi in fundo tento la fortuna, lasciando che il diabolico Mefistofele si accovacci sulla mia spalla e da li diriga le mie scelte, un po’ alla cieca e un po’ figlie del caso. Ridete? Io al posto vostro mi fermerei a considerare questa mia testimonianza: con una frequenza inquietante, proprio queste scelte, che alcuni chiamerebbero a casaccio, sulla bancarella di un robivecchi o tra i mucchi pronti per il macero di una vendita all’incanto mi hanno riservato alcune tra le letture che più ho amato.
Quindi è forse il caso, soltanto un caso dispettoso e impertinente ciò di cui siamo alla mercé quando scegliamo il nostro prossimo libro, rassegnamoci e godiamo dell’imprevisto. Così come imprevisto è il carattere di un amore che atterra nella nostra vita, tra gli ospiti di una serata noiosa e il pubblico in fila all’ingresso di una mostra; l’avreste mai potuto immaginare? eppure accade…
F.P.M.

Annunci