Civetta di Minerva

 

Oggi, una mia cara amica, ha scritto un breve Post, intenso, al quale per empatia immediata, io rispondo che…

Ma andiamo con ordine… Il Post di Cetta de Luca, prossima a lasciare l’Italia, si intitola “Chiedimi se sono felice“…
Lei, in poche righe ci tratteggia la sua condizione esistenziale, la sua gioia per la nuova opportunità di “rifarsi una vita“, ma anche la sua rabbia perché lei “Avrei solo voluto farlo qui, in questo luogo che, nonostante tutto, amo, che mi è caro, che è il vestito che indosso da sempre, che è il mio stile e la mia natura, che è lo specchio nel quale mi rifletto.“.

Io invece, che ho la stessa età di Cetta, resto in Italia.
Non ho cercato opportunità all’estero né le cercherò. Io che per origini familiari e per cultura NON mi sono mai sentita italiana, io che non parlo uno straccio di dialetto di qualsivoglia regione, io che leggo soprattutto letteratura straniera, insoddisfatta da sempre, di quella italiana… Io resterò qui. Dove mi è capitato di nascere, continuando a scrivere in italiano per chi vorrà leggermi.
Perché?
La mia condizione attuale non ha aperture né prospettive, vivo in una condizione che peggio è difficile immaginare, ma proprio per questo mi rifiuto, anche solo di immaginare, di andare via.
Perché?
Non è difficile da capire per chi mi conosce appena un po’. Chi mi conosce difatti sa che non mi piacciono le vittorie semplici né le strade in pianura. Quando nel mio mestiere di giornalista avevo raggiunto la sicurezza e un nome, ho messo tutto da parte per iniziare un’altra sfida, quella di aprire una libreria e di trasformarla in un centro accogliente, in grado di tendere una mano a chi era in difficoltà, un luogo che doveva essere oltre che un centro culturale anche un luogo nel quale i disagi generati da questa società perversa potessero essere mitigati.
Non mi dilungherò nel racconto del destino di questa iniziativa, aggiungerò solo che in un tessuto sociale nel quale trionfa il dio denaro, quella bella idea è naufragata.
Ma non mi sono arresa, supportata dalla mia compagna ho dato vita ad altre iniziative, appassionandomi alla “rivoluzione dell’e-book” per la quale ho tanto lottato e tutt’ora lotto, nella convinzione che questa evoluzione della lettura sia fondamentalmente una meravigliosa opportunità per diffondere la conoscenza e rendere più semplice la trasmissione dei saperi e della cultura.
Leggo di continuo della scarsa propensione degli Italiani per la lettura, di come i dati statistici continuino a decrescere, ma non mollo, non lascio, non abbandono.
Continuo a scrivere e a cercare di avvicinare potenziali lettori all’e-book, regalando libri elettronici (i miei) e spiegando come fare per leggerli.
Scrivendo.
Certo potrebbe capitarmi di non farcela, di nuovo di veder sghignazzare il dio denaro, senza il quale…  Ma la mia è una scelta meditata e assolutamente consapevole.
Da questo guardo alla scelta di Cetta e davvero le auguro di essere felice, che la sua scelta le regali ulteriori opportunità, io non posso.

Io continuerò da qui, da un qualsiasi luogo d’Italia, mi sarà possibile sopravvivere, ma restando fedele al mio ideale.
Penso il peggio che si può immaginare di questa nazione italiana e di una gran parte dei suoi abitanti, ma ce ne sono anche di splendidi e io, che sono un’inguaribile idealista, continuo a sperare con loro di cambiare il destino di questi territori devastati.
Utopia?
Non è un caso che quando studiavo filosofia,  gli autori “utopisti” fossero tra i miei preferiti, i più cari.
Quindi a mia madre, se ancora fosse qui, io non direi: “Chiedimi se sono felice”, sottovoce le direi con una strizzata d’occhio: “Non chiedermi niente, lo sai com’è fatta tua figlia.”
Flaminia

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