Rileggendo Marcel Proust, Patricia Highsmith e anche con qualche considerazione personale…

È vero che leggiamo un libro nel momento giusto della nostra vita, nulla sembra esserci di casuale. Anzi.

Proust
Marcel Proust

Qualche settimana fa, mi è capitato tra le mani un pensiero di Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.”

 

Ieri, sulla splendida biografia romanzata che Margherita Giacobino (Il prezzo del sogno, ed. Mondadori) ha dedicato a Patricia Highsmith, ho letto: “(…) il lavoro per cui  (lei) si consuma, artigiana paziente e sempre insoddisfatta, è la scrittura, che come ogni forma di creazione – per quanto imperfetta – è una trasformazione, qualcosa come un processo chimico, che produce un distillato inebriante. Ci sono l’ansia e la fatica, è vero, ci sono la schiavitù e

Patricia Highsmith
Patricia Highsmith

l’insuccesso. C’è il tempo grigio della ricerca vana, ma se perseveri, se superi il limite della tua inanità – il prodigio si compie. La scrittura diventa gioia pura, fa correre scintille nella mente, stimola i muscoli. Dà appetito, fa dormire bene. È fluido vitale. La scrittura è una droga.”
E di seguito: “(…) È per questo che chi si è assuefatto non riesce a smettere – non per la notorietà, e i soldi, cose che la Pat non ancora trentenne non ha ottenuto e di cui spesso dispera – ma per il flash nella testa, in tutto il corpo. Un po’ come volare, senza peso, al di sopra di ogni cosa. O come la botta di energia, di lucidità, di potenza che ti dà l’alcol nei momenti migliori della sbornia – prima di renderti conto che le gambe non ti reggono, le parole ti sfuggono e domani ti sentirai un verme. Ma la scrittura non ha questi sgradevoli effetti secondari.”

Così ci sono diverse modalità di considerare la scrittura, che resta comunque un atto di comunicazione che lo scrittore compie tra la sua interiorità e il mondo esterno, tra se stesso e la gente che può incontrare un suo scritto.
Un autore può consegnare una sua visione/interpretazione del mondo. Può scrivere per sopravvivere. Può produrre delle pagine che aiutano gli altri a ritrovarsi o a individuare un possibile percorso. Comunque la scrittura, come ogni atto creativo è un mistero affascinante sul quale sono stati spesi fiumi di inchiostro e altrettanti se ne spargeranno, e che sarà sempre interessante leggere.
F.P.M.

Patricia Highsmith alla macchina da scrivere
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