A inizio primavera, quando si emerge dal buio cupo dell’inverno, ci si illude di essere arrivati alla rinascita. Poi questa idea e la sua emozione sono dimenticate strada facendo. E la strada è quella che porta all’estate.

E arriviamo a settembre con la testa persa nelle bolle di aria calda. Siamo li a provare lo stupore che non immaginavamo. Stremati. Ogni rinascita dimenticata, eppure solo in attesa. Tra le case del paese la luce si fa morbida e presto carica di ombre, con tramonti che si affacciano sempre prima. Sotto un cielo che riprende colore, l’ultimo prima del bianco e nero invernale. E a completare la messe di sensazioni, quelle raccolte dall’udito e dall’olfattto. Quest’ultimo che si commuove per i primi falò di sterpaglie mentre il primo perde se stesso nel silenzio, che segue a mesi di frinire di cicale e dei mille versi di uccelli. Il silenzio della natura stremata che cerca la quiete silenziosa del riposo invernale.

E tu, ed io a lasciarci emozionare davanti alla bottega chiusa del salumaio che resterà chiusa per raggiunti limiti d’età del proprietario.

(16 marzo 2017)

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