racconti HaikuQuanti amori cancella la morte. Piacerebbe sentirli raccontare, vederli spuntare dal nulla e subito riconoscerli in quelle emozioni che hanno nome innamoramento. Camminando tra i viali stretti di questo settore del Verano ne cerco le tracce sbiadite sulle parole incise su una lapide. Elvira Retina, nata nel 1858 e deceduta nel 1901 ha lasciato un vuoto dietro di sé. Lo testimonia la frase firmata il tuo Giuliano: era un qualsiasi giorno di giugno, ma più vivace dei papaveri più rigogliosa delle messi, tu entrasti nella mia vita per non uscirne più. Non c’è traccia di lui, Giuliano, nella tomba e così posso immaginare quell’amore che la morte non può ancora cancellare, riponendolo nel suo archivio delle vite finite. Eppure non c’è un fiore, un cero, nulla.

Dov’è andato Giuliano, dove ha portato la memoria di quel suo amore?

Faccio un rapido conto. E mi sento triste. Se anche lui aveva la stessa età di Elvira, oggi ne avrebbe 159… impossibile. Ma allora, dove riposa il compagno di lei, dove il suo eterno riposo? Mi guardo intorno, è quasi mezzogiorno e i raggi del sole cancellano le ombre, rendono riarsa l’erba. È giugno ma qui non c’è traccia né di papaveri né di messi, e di quell’amore resta solo una frase sbiadita sulla superficie opaca di un marmo.

[copyright F.P.M.]

 

lapidi

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