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Flaminia Mancinelli Writer

La Fantasia al potere…

Categoria

LGBTQI

Note che hanno per tema il mondo Queer, persone lesbiche, gay, trans, bisessuali e intersessuali.

Gay, Migranti & Animali

Due situazioni mi hanno colpita negativamente nelle ultime ore.
Il tema? La diversità.

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La miseria la lascio agli altri

 

La miseria la lascio agli altri.

È  un bellissimo Post, di quelli che ti fulminano sulla via di Damasco.
grazie!
💡

Contro Natura

news
Continua la polemica sterile sul matrimonio sì/no alle coppie omosessuali e intanto girella l’accusa di “contro natura” che colpisce, come sempre, le persone omosessuali.

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Appello per salvare dall’ergastolo

gli omosessuali di Uganda:

HELP! 

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Lottare per una categoria che non c’è: il Genere

 

Matrimonio Gay

In questi giorni si fa un gran parlare di quello che nella vulgata è stato definito “matrimonio gay”, ovvero il matrimonio tra persone dello stesso generisesso, quello che in Ialia -di volta in volta, di governo in governo- si è cercato di batezzare pacs, unioni civili o ancora Di.Co.; e perché se ne discute tanto, al punto che giornali tv e talk show gli hanno dedicato uno spazio inusitato? Perché in altre Nazioni dell’UE, parlamenti democratici (Socialisti o, addirittura, Conservatori) stanno varando leggi in merito, leggi che porteranno o hanno già portato all’equiparazione del matrimonio tra persone “etero” a quello tra persone dello stesso sesso.

La solita reazione, tipica della provincia dell’Impero, quale il nostro Paese è da sempre.
In più siamo alle settimane conclusive delle elezioni ed ogni argomento -argomento che sarà poi puntualmente accantonato una volta scrutinati i voti- è buono per sviare l’attenzione dalla tarantella intrapresa dai nostri Partiti politici: io oggi sto con Monti mentre ieri lo avversavo e l’altro ieri gli votavo la fiducia, Berlusconi oggi è un incantatore di serpenti del quale ieri usavo il voto e l’altro ieri votavo nell’urna elettorale, io sono disposto a condividere il Governo con tutte le forze che si dichiarano anti-Berlusconi, io condividerò il Governo con tutti i Partiti che vogliono cooperare al rinnovamento, e intanto vi spiego quanto certi politici di sinistra sono”conservatori”.
E la finisco qui, perché come sappiamo tutti l’elenco delle citazioni potrebbe rivaleggiare con le dimensioni della Treccani.
Quindi si parla di “matrimonio gay” così come si parla di quanto citato sopra… cioè invece di parlare di programmi, di diritti della persona e di soluzioni per uscire dalla situazione di crisi e recessione.

Tornando al tema: parlare in queste circostanze di “matrimonio gay” è offensivo per le persone omosessuali di questo Paese sia perché è strumentale al clima della campagna elettorale in corso sia perché quando Francia e Inghiterra avranno varato le loro leggi in merito, seppure l’UE ci richiamerà al rispetto di “certi diritti”, il nostro establishment politico e quello che domina i Mass Media faranno in un attimo a dimenticare tutta la questione, e a mandarla in un battibaleno in soffitta o n cantina, fate voi…

Purtroppo però, quello che è il vero tema sotteso al “matrimonio gay” non viene neppure sfiorato, in Italia come nel resto del Mondo. Anzi è come se promuovere una legge che lo consenta diventi una specie di pietra tombale per il diritto reale della Persona che sotto di lui va a schiacciarsi. Già, sono pronti a dire già in molti: ora c’avete pure il matrimonio voi “diversi” e quindi non rompete più le…

Il “vero tema” 

L’ho definito “vero tema” è vi prego di considerarlo ancora per qualche riga così come ve lo enuncio, senza costringerlo in termini altri, categorizzazioni che rischierebbero di comprometterne l’esistenza.

maschio_femminaIl “vero tema” ancora una volta è stato lanciato dalle Persone Trans (intendendo con “Trans” sia Transgender che Transessuali, sia MtoF che FtoM, sia persone in-transizione sia persone che non intendono sottoporsi ad alcuna operazione di transizione), da alcune -è bene sottolinearlo- ma non da tutte, anzi, purtroppo, molte tra le associazioni Trans più blasonate neppure hanno accennato a confrontarsi con questo “vero tema”, così come sono impegnate a cercare di convogliare il Trans-pensiero verso “Piccole, medie o grandi soluzioni” stile Deutschland.

E il “vero tema” è la Persona nell’interezza sfaccettata dei suoi Diritti. Sia essa bianca, gialla, nera, rossa o mulatta, sia essa alta o bassa, grassa o magra, di fede religiosa o atea, quello che occorre è che uno Stato o un’Unione di Stati tutelino i suoi Diritti, indipendentemente da classificazioni e categorie.
Come avrete notato non ho citato, nel descrivere la Persona né le “scelte sessuali” né il Genere, ed è proprio questo il fulcro del ragionamento cui sono arrivatI ormai diversi gruppi o clan di persone.
La “scelta sessuale” -è ormai acclarato- è indipendente sia dal genere biologico sia da quello al quale la persona sente di appartenere. Si può essere uomini e scegliere come prorpio “oggetto sessuale” una donna, un altro uomo o una persona transessuale o ciascuno di questi. La scelta sessuale può essere dipendente da una scelta affettiva o del tutto avulsa. Vi è ormai una casistica molto diffusa che riguarda persone che hanno transitato in un sesso diverso da quello della loro nascita e che pur essendo divenuti uomini (FtoM) hanno relazioni sessuali e affettive con uomini, e parimenti uomini che transizionati nel sesso femminile (MtoF) si sono legate in rapporti affettivi e sessuali con donne.

E tra questi estremi esiste poi l’infinita sfumatura di possibilità che in quanto esseri umani manifestiamo incessantemente, e della quale la sessualità è specchio veritiero. Neppure la nostra immaginazione, spesso, riesce a comprendere quanto sia possibile la varietà della manifestazione dell’umano amore.

Spesso, purtroppo, il problema nasce a monte, quando le leggi e le regole imposte prima nelle società teocratiche, e poi in quelle cosiddette democratiche, stabilirono le categorie, i Generi.

Un modo spiccio e del tutto avulso dalla realtà di suddividere e catalogare gli esseri umani. Del tutto ignoranti della scienza, alcuni stabilirono che “anche in natura” vi erano dei sessi ben precisi: maschio e femmina, e che il primo compito delle specie animali fosse quello di riprodursi, di garantire il perpetuarsi delle specie. Non entrerò nello specifico, rischiando di replicare male ciò che altri sono in grado di spiegarvi con esattezza, ma vi segnalerò che ormai da diversi decennti gli studiosi hanno “scoperto” che tra molteplici razze animali vi sono unioni per la vita indipendentemente dalla possibilità di riproduzione.

Ma in modo spiccio e grossolano alcuni definiscono le unioni extra-eterosessuali come rapporti “contro natura”. Quale natura?
Ed è questo il punto dove volevo arrivare, e dove -è bene sottolinearlo ancora- già altre persone di particolari ambienti Trans, e non solo, sono giunte da tempo: la natura.
Qual è la natura dell’essere?
A questo essere spetta un genere?

Il Genere 

Sul vocabolario Treccani, alla voce genere, è scritto: “Nel suo sign. più ampio, termine indicante una nozione che comprende in sé più specie o rappresenta ciò che è comune a più specie.”
Mentre sull’enciclopedia Treccani, nella definizione antropologica è riportato: “Nel dibattitoantropologico e sociologico contemporaneo, il termine g. ha sostituito il termine sesso per indicare la tipizzazione sociale, culturale e psicologica delle differenze tra maschi e femmine.” Mentre in quella dedicata alla Biologia, succintamente è scritto: “Una delle categorie impiegate dalla classificazione dei viventi.”
[I grassetti sono evidenziazioni miei N.d.R.]

scala-dei-generi-Ora dobbiamo toglierci i paraocchi e prendere in considerazione il vero stato dell’arte a riguardo.
In merito al Genere, le ultime tesi degli scienziati stanno togliendo ai cromosomi l’assoluta determinazione del Genere di una persona. Il nostro cromosoma sessuale (XY o XX o XO) non sembra più il deus ex machina che determina la nostra espressione sessuale, ma sembra invece che siano coinvolte parti specifiche del nostro cervello. Quindi la famosa espressione delle persone Trans: io mi sento una donna, penso e sento come una donna, ma imprigionata in un corpo maschile… ha finalmente avuto una conferma.
Ma questo sviluppo a cosa ci porta?
Io arrivo a immaginare che anche il Genere, come tanti altri idoli creati e adorati dall’essere umano, sia nient’alro che una categoria culturale, una sovrapposizione volta a normalizzare e regolamentare la realtà. A parcellizzarla in modo utilitaristico e strumentale.
Per chi ci aministra e ci governa è senz’altro molto più semplice costruire W.C. per uomini o per donne, ospedali che abbiano camerate suddivise in questo modo e un vivere quotidiano parimenti organizzato secondo due vie. A chi non se la sente proprio, l’offerta proposta è un adeguamento che prevede anni di terapia psichica, ormonale e poi chirurgica… Amputazioni estreme, sofferenze psico-fisiche indescrivibili. E il traguardo? Un bel cartoncino con l’appartenenza stabilita a uno dei due sessi riconosciuti.
Ma le persone Trans -alcune persone Trans- appartengono alla stessa genia di quella Sylvia Rivera che il 28 giugno 1969 reagì a Stonewall alla violenza di un poliziotto, dando vita a ciò che sarebbe divenuto poi il Movimento per i diritti GLBT, ora detto LGBTQI. E queste persone che più di altre hanno dovuto sentire sulla loro pelle, nel dolore delle loro carni le conseguenze di un’astrazione, l’applicazione senza se e senza ma di una categoria, affinché essa corrispondesse a una determinata definizione di Genere… Queste persone non possono restare in silenzio e accettare supinamente lo scempio dell’umano intelletto, che si fa scempio dei loro diritti oltreché dei loro corpi.
Esse hanno, quindi, cominciato a raddrizzare la direzione presa dal pensiero e a chiedersi: ma se il Genere è inerente anche il cervello, come mai l’unico reale intervento che viene messo in atto nell’adeguamento riguarda gli organi sessuali secondari (pene, vagina, ovaie, seno)?
Se la determinazione del Genere vede coinvolto il cervello che necessità vi è di rendere obbligatoria una terapia ormonale, molteplici interventi chirurgici, per autorizzare una persona a dichiarare la propria appartenenza al Genere uomo o al Genere donna?
La Persona ha diritti distintivi a seconda che sia donna o uomo, trans o intersessuale?
Così come all’inizio ci ponevamo il tema dei diritti della Persona, indipendentemente dalle sue “differenze” biologiche o anropologiche, a questi temi ora dobbiamo
aggiungere anche quello dell’indifferenza del Genere. Oggi non è più concepibile difatti accettare Piccole, medie o Grandi soluzioni per le persone Transgender, così come non è concepibile parlare di Unione civile o Unione alla tedesca per le persone che vogliono sposare un essere del loro stesso sesso.

Il grado di civiltà che abbiamo raggiunto può solo portarci a riscoprire quanto chi ci ha preceduto su questo nostro pianeta blu aveva già scoperto… E cioè che l’essere umano è e dev’essere libero, libero di essere. Può sembrare una tautologia, ma non lo è. Significa uscire fuori dalle categorie, rifiutare una normalizzazione coatta e di comodo, funzionale solo a pochi.Io sono un essere umano, la mia carnagione è color cioccolato e sono alto circa un metro e sessanta, vengo da un piccolo Stato dell’Africa subsahariano dove c’è una guerra per le materie prime foraggiata da Stati canaglia, che poi siedono all’ONU, e nessuno mi darebbe asilo politico. Oltretutto ho due bellissime tette e un pene vigoroso, sono un vecchio-fanciullo e ho fame e sete: sono un essere umano e i miei diritti sono uguali ai tuoi, non secondo la mia razza, il luogo della mia nascita, la mia lingua, ecc…
Io sono e io ho diritto. Tutti sono me e per me tutti i diritti.
Flaminia P. Mancinelli

POSTILLA:
E se poi qualcuno avesse ancora voglia di incaponirsi sul Genere, intessere diatribe sui cosiddetti valori del passato, io gli consiglio di occupare il suo tempo a rileggere quanto ci ha lasciato scritto Platone, e ricordare che quello che a noi sembra una scoperta, era già noto nei tempi antichi, all’origine della cultura europea, quando si parlava di un unico Genere e di un sesso unico…
dal Simposio di Platone (anno 388-368 a.C. circa) 
«(…) Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. 
Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina. Oggi non ci sono più persone di questo genere. 
Quanto al nome, ha tra noi un significato poco onorevole.

Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi Simposio-di-Platoneformavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi.

Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. “lo credo – disse – che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri.” Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura – quella che adesso chiamiamo ombelico. Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta.

Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso – sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo. Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: 
che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili. Ed eccone una prova: una volta cresciuti, i ragazzi di questo tipo sono i soli a mostrarsi veri uomini e a occuparsi di politica. Da adulti, amano i ragazzi: il matrimonio e la paternità non li interessano affatto – è la loro natura; solo che le consuetudini li costringono a sposarsi ma, quanto a loro, sarebbero bel lieti di passare la loro vita fianco a fianco, da celibi. In una parola, l’uomo cosiffatto desidera ragazzi e li ama teneramente, perchéè attratto sempre dalla specie di cui è parte.

Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straodinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamoranc e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: “Che cosa volete l’uno dalI’altro?”, e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: “Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo 
che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune.
Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?” A queste parole nessuno di loro – noi lo sappiamo – dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro. Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola.

ermafrodito-platonicoLa ragione è questa, che la nostra natura originaria è come l`ho descritta. Noi formiamo un tutto: il desiderio di questo tutto e la sua ricerca ha il nome di amore. Allora, come ho detto, eravamo una persona sola; ma adesso, per la nostra colpa, il dio ci ha separati in due persone, come gli Arcadi lo sono stati dagli Spartani. Dobbiamo dunque temere, se non rispettiamo i nostri doveri verso gli dèi, di essere ancora una volta dimezzati, e costretti poi a camminare come i personaggi che si vedono raffigurati nei bassorilievi delle steli, tagliati in due lungo la linea del naso, ridotti come dadi a metà. Ecco perché dobbiamo sempre esortare gli uomini al rispetto degli dèi: non solo per fuggire quest’ultimo male, ma anche per ottenere le gioie dell’amore che ci promette Eros, nostra guida e nostro capo. A lui nessuno resista – perché chi resiste all’amore è inviso agli dèi. Se diverremo amici di questo dio, se saremo in pace con lui, allora riusciremo a incontrare e a scoprire l’anima nostra metà, cosa che adesso capita a ben pochi. E che Erissimaco non insinui, giocando sulle mie parole, che intendo riferirmi a Pausania e Agatone: loro due ci sono riusciti, probabilmente, ed entrambi sono di natura virile. Io però parlo in generale degli uomini e delle donne, dichiaro che la nostra specie può essere felice se segue Eros sino al suo fine, così che ciascuno incontri l’anima sua metà, recuperando l’integrale natura di un tempo. Se questo stato è il più perfetto, allora per forza nella situazione in cui ci troviamo oggi la cosa migliore è tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l’anima a noi più affine, e innamorarcene.

Se dunque vogliamo elogiare con un inno il dio che ci può far felici, è ad Eros che dobbiamo elevare il nostro canto: ad Eros, che nella nostra infelicità attuale ci viene in aiuto facendoci innamorare della persona che ci è più affine; ad Eros, che per l’avvenire può aprirci alle più grandi speranze. Sarà lui che, se seguiremo gli dèi, ci riporterà alla nostra natura d’un tempo: egli promette di guarire la nostra ferita, di darci gioia e felicità.»

(articolo tratto da sito di informazione: Pianeta Queer)

Lettera aperta alle mie amiche e ai miei amici etero

Giorni fa scrivevo della difficile situazione politica nella quale galleggiano le persone LGBTQI, cercando di chiarire una volta di più che la loro “scelta sessuale” – amare una persona del loro stesso sesso, o voler cambiare sesso biologico nel caso di persone trans – non implica delle conseguenze specifiche, delle derivazioni obbligate. Non è che tutti i gay hanno gli occhi verdi e i capelli biondi, o che le lesbiche sono tutte nate a Milano. Per meglio chiarire si potrebbe fare un salto nella ferrea logica dei sillogismi dei filosofi greci…
se noi poniamo come prima affermazione: Tutte le persone LGBTQI sono uguali
e poi: Paolino è gay ed ha gli occhi verdi
e ne deduciamo che: Dunque tutti i gay hanno gli occhi verdi… otterremo un sillogismo (e cioè un giudizio) falso, e il nostro ragionamento non avrà alcun presupposto di veridicità. Così occorre fare ben attenzione a tutte le affermazioni che si fanno sulle persone LGBTQI, perché il fatto che esse fanno scelte sessuali differenti da quella etero, il fatto che loro sentono di appartenere ad un sesso differente da quello biologico (come nel caso delle persone trans) già non li rende affatto uguali, ma neppure un po’ simili.

Ciò che in realtà li accomuna è l’esigenza e quindi la richiesta di “uguali diritti” rispetto al resto della popolazione negli Stati in cui vivono. Bisogna considerare che se si prendessero a casaccio 100 persone LGBTQI, probabilmente, sarebbero ben poche le cose che li accomunano, eppure quando si parla di loro, quando si racconta una cronaca che li/le riguarda, quando li/le si giudica per comodo e cattiva coscienza si preferisce generalizzare, facendo di tante diverse persone un unico “fascio”. E le cattive abitudini, si sa, fanno presto a diffondersi…

Così capita sempre più spesso, in consessi sociali, che identificato il gay o la lesbica di turno, la prima domanda che si rivolga loro sia: «Ma come mai il movimento trans/omosessuale è così diviso, perché litigate tanto tra voi?» A nessuno viene in mente di chiederlo, ma è un po’ come se a un/una etera si chiedesse: «Perché ogni tanto andate in guerra gli uni contro gli altri?» dopotutto siete tutti/e etero… Ma da questa situazione nascono poi orribili conseguenze che impediscono alle persone Lgbtqi di muoversi in modo unitario per veder riconosciuti i loro diritti. E non solo… Questa diversità interna causa infiniti punti di vista e illimitati approcci al problema. Infatti se dall’esterno le persone Lgbtqi sono considerate una sola massa, le stesse persone Lgbtqi immaginano prioritarie certe richieste rispetto ad altre, certe richieste invece di altre, ed assumono quindi atteggiamenti conflittuali rendendo praticamente impossibile un’azione unitaria.

Ciononostante una parte consistente (quasi maggioritaria) di queste persone Lgbtqi nel corso degli anni non ha esitato a scendere in piazza e a fare politica perché venissero riconosciuti diritti essenziali per uno Stato democratico. Ad esempio il divorzio, l’aborto. Oggi, com’è naturale per quanto accade in Italia, l’esigenza di veder riconosciuti diritti per le coppie Lgbtqi si è fatto pressante, siamo uno dei pochi Paesi europei che non consentono il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, ma anche rispetto ad altri continenti (America del sud, Oceania) il confronto è avvilente. Com’è naturale, gay e lesbiche si aspetterebbero di veder scendere in piazza con loro le persone etero, a sostenere questo loro umanissimo diritto. Così come le persone transessuali vorrebbero una correzione della legge che impone loro una serie di operazioni e passi prima di concedere il riconoscimento del nuovo sesso su documenti e certificati, e nella loro richiesta vorrebbero poter sfilare in cortei insieme a persone eterosessuali.

Quando io parlo di questo, della necessità di un impegno da parte delle persone etero per gli Lgbtqi, i miei amici e le mie amiche etero mi rassicurano circa la loro scontata disponibilità, ma… Ma poi qualcosa si inceppa, come sempre. Colpa del governo che abbiamo: penserete voi. Oppure: colpa dell’ingerenza vaticana, potrebbero ipotizzare altri. No. Il problema nasce dall’interno, da quel coagulo di diversità che ha nome persone Lgbtqi. Difatti siamo arrivati all’assurdo di ascoltare teorici Lgbtqi sostenere che: « L’accesso al matrimonio anche per le persone dello stesso sesso, i diritti non solo dei bambini (come dice ambiguamente Scalfarotto) ma anche del genitore non biologico (cfr punto 3, della lettera di Ivan Scalfarotto, n.d.r.) non sono un bene esclusivo delle persone omosessuali sono UN BENE DI E PER TUTT*.Se il movimento tutto riesce a combinare poco è perché (oltre a essere diviso) pensa in piccolo, in termini di privilegio di categoria e non di ampliamento di determinati diritti che devono essere di tutti. Non è solo un approccio politico moderato, è un approccio sbagliato perché discriminatorio.» Il “movimento” cui si fa riferimento è il famoso Movimento Lgbtqi, il movimento che non c’è. E il “matrimonio”? Perché questo Signor teorico sottolinea che “l’accesso al matrimonio” dev’essere un bene per tutti? A quanto mi risulta un uomo e una donna etero, in Italia, possono sposarci in chiesa o effettuare un rito civile, è alle persone dello stesso sesso che non è garantito questo diritto… Ma andiamo avanti. Nel suo scritto il signor teorico si domanda: « perché mai la maggioranza etero del paese dovrebbe avere a cuore la nostra causa?» A me sembra ovvio – ovvero perché esistono etero, così come esistono gay, che credono nei diritti, anche quando riguardano gli altri, ma mi piacerebbe che a questa domanda rispondessero i miei amici etero e le mie amiche etero. E conclude il signor teorico, dimostrandoci –se ancora ce ne fosse stato bisogno- che forse proprio dovrebbe ampliare un po’ le sue frequentazioni di varia umanità: «Ebbene io non ho mai sentito un/a militante omosessuale ricordare che il problema legale dei figli delle coppie di fatto (Anche di quelle omogenitoriali ma NON SOLO) non è esclusivamente il nostro ma di tutte le coppie di fatto. E quando lo faccio notare io mi si risponde, spesso in maniera acida ed effeminata, loro se vogliono possono sposarsi, noi no

In quanto persona Lgbtqi per prima cosa lo ringrazio per gli aggettivi “acida ed effeminata”, e poi passo a consigliargli di uscire più spesso, di confrontarsi, di conoscere e vedere gente nuova, perché le sue tesi dimostrano ogni giorno di più un angosciante distacco dalla realtà. Si tratta di tesi che generalizzano, che da una goccia d’acqua allargano a un oceano, sono tesi cariche di livore e giudizi, e se – come credo – le parole possono ferire più delle armi da fuoco, questo signor teorico invece di cercare di smussare, di ammorbidire e quindi di unire le persone per il bene comune, siede su una sterile cattedra dalla quale bacchetta senza pietà i suoi simili. Mi tornano in mente certi rivoluzionari estremi che seguendo analoghe metodologie si ritrovano soli, distaccati dalla gente vera e concreta per la quale avevano creduto di creare la loro ideologia.

Cara amica “etero” e caro amico “etero” (non ridere se ti chiamo così), adesso capisci perché il cosiddetto Movimento Lgbtqi non riesce a prendere forma, perché nel nostro Paese certi diritti non si riescono ad ottenere? Molto è merito di chi ci governa, molto è demerito delle ingerenze del Vaticano, ma poi ci sono i problemi interni al “Movimento”: diseguaglianze, attriti e cattivi maestri.

Se non ci date una mano voi… davvero non so come ne usciremo!
Un abbraccio, Flaminia

I GayPride degli altri…

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Gay Pride, posted with vodpod

Trovare il coraggio

Il coraggio non è una cosa che la si ha – come gli occhi azzurri o castani, e punto e basta. Questo sentimento dell’essere umano è qualcosa che va aiutato a nascere, alimentato, aiutato giorno per giorno. Non si nasce coraggiosi, con fatica e dolore noi possiamo solo cercare di diventare coraggiosi in un mondo e in un tempo che, al contrario, invitano alla fuga, all’egoismo individuale, al mors tua vita mea.
Noi oggi siamo tutti nella stessa condizione, posti tutti allo stesso nastro di partenza. Possiamo lavarcene le mani e sopravvivere dormendo sogni di cocaina o di acidi, oppure cominciare.
E cominciare ad avere coraggio oggi significa indossare la pelle di un nero d’America ma anche di un nero d’Africa, di quegli Stati dimenticati che si chiamano Congo o Costa d’Avorio, se preferite. Ma è solo l’inizio. Le cose da fare, e le pelli da indossare sono moltissime, forse non finiscono mai. Sono la pelle di una donna cinese che manifesta in piazza e della sua conoscente transessuale brasiliana, arrivata a Pechino da qualche mese e poi sbattuta nel buio di un carcere statale. La pelle cambia, così come il coraggio che dobbiamo crescere in noi. E la pelle diventa quella di un ragazzo di Gaza che ama una ragazzina israeliana di Tel Aviv, quella loro pelle devo prendere sulla mia per imparare il coraggio di guardare i miei fratelli morire senza alimentare l’odio e la vendetta, per capire che è qualcosa al di sopra di noi a uccidere, a scatenare la violenza.
E poi ci sono i giovani tunisini che salgono sui loro barconi e che noi rigettiamo indietro mettendo per scusa il loro desiderio di andare in Francia. E quando saranno – come già sono – ragazzi somali e eritrei, ragazzi che fuggono dall’Etiopia, che scusa useremo? Eppure la loro pelle è come la nostra, la salsedine e il vento la bruciano, e se ferita perde sangue. Un sangue rosso come il nostro.
E sono arabi quelli di cui indossiamo la pelle, e credono in un Dio che noi non abbiamo, perché noi siamo senza Dio, perché noi non crediamo possa esserci un Dio creatore di questo inferno, chiamato Terra. Ma lo stesso cerchiamo il coraggio per rispettare la loro fede. Così questi uomini arabi che sottomettono le donne sono così lontani da noi, ma tanto lontani. Come lontani lo sono gli amish o i valdesi, tutti quelli che credono in un Dio e demandano a Lui la giustizia e la remissione dei loro peccati. Noi no. Ma se noi dobbiamo imparare il coraggio allora dobbiamo guardare da vicino questi credenti, che alle volte diventano fondamentalisti, e capire che occorre avvicinarsi anche a loro per vivere qui, adesso.
E c’è la pelle delle donne violentate in Serbia, in Afghanistan e in Eritrea, quelle sulla cui pelle hanno celebrato il rito dell’infibulazione, con sottomissione le madri per le figlie. Ed è sempre più difficile trovare il coraggio, davvero difficile.
E poi c’è la pelle degli omosessuali, di quelle donne e di quegli uomini che sono diversi per il loro sentimento di amore. Loro sventolano quello loro allegre bandiere rainbow e sorridono nei loro cortei colorati, facendo finta di aver scordato le botte e gli insulti che la società ha gettato loro contro, da sempre. Anche loro cercano di avere coraggio per dire alla loro madre l’oggetto del loro amore, e vincere la paura, la vergogna che si fa senso di colpa. Imparare ad avere il coraggio di amare, è questa la loro sfida, sventolare il loro sentimento e non scappare…
E tutto questo ogni giorno è una valanga che ti frana addosso, con violenza inusitata ti piomba addosso a soffocarti. Per piegarti, per cancellare di te ogni traccia umana, per fare di te un codardo, piegarti alle leggi di mercato, a quelle della guerra, alla rassegnazione, alla resa perché sembra che ogni gesto sia vano. E tu vuoi ancora trovare il coraggio? Pensi davvero di poterlo fare ancora?
E’ questo che ti martella in testa ogni giorno che comincia, mentre nelle ore che si snocciolano si raccolgono gli eroi morti per un ideale e le vittime innocenti, quelle che neppure avevano l’età per morire. E guardi i Potenti della Terra riunirsi, arrivare con le loro grandi macchine nere, sorridere e farsi fotografare. Domani chi riceverà i bombardamenti, la pulizia etnica, la democrazia? Forse sono gli stessi cui hanno imposto le colonie, disegnato le misure entro cui doveva esistere il loro Stato, gli stessi che sono stati depredati di preziose materie prime, e che se protestano, se provano a ribellarsi…
Eppure, anche se sembra impossibile, ogni tanto qualcuno trova il coraggio. E poi alza la voce, racconta come stanno le cose a voce ben alta. Lo fa per un po’ – il coraggio rischia di essere infettivo, e dev’essere controllato con attenzione -, si fa conoscere, inizia a raccontare la sua storia, quello che i suoi occhi vedono. E poi diventa un eroe, il nome di un viale fuori mano, un paragrafo in un libro su uno scaffale polveroso. Non ricorderò il suo nome qui, ora, ognuno di voi ha in mente il suo. Ecco però che potremmo cominciare ad indossare la sua di pelle per imparare a trovare il coraggio di essere umani, solo esseri umani degni di questo nome.
Flaminia

SOS: le persone LGBTQI italiane chiedono aiuto agli europei

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